Caricamento in corso...
16 luglio 2015

Bilancio di Meda stagione: "Yamaha dream team, Honda rinata"

print-icon
ros

Valentino Rossi, leader della classifica della MotoGP 2015 (Foto Getty)

Al giro di boa e a 18 anni dal primo Mondiale vinto, Rossi è ancora davanti. Grazie al talento e a una moto agile. La Honda ha saputo fare dietrofront ridando il telaio 2014 a Marquez, che ora ha le stesse chance di vincere. E gli altri team...

di Guido Meda
A diciotto anni dal primo mondiale vinto, Valentino Rossi è ancora là, davanti a tutti come una cosa che non è affatto scontata, un miracolo. Non lo sarà - perché così è la vita degli sportivi- ma intanto pare eterno. E a lui continua a rimanere legata la parte grossa e visibile del Motomondiale. Le sue armi letali a metà stagione continuano ad essere la Yamaha così agile, guidabile e gentile con le gomme, ma anche il talento, l’esperienza e l’intelligenza che si fa istinto. Detta così sembra un paradosso, eppure: solo uno intelligente sa gestire Marquez in un finale come quello di Assen, solo un istintivo (un po' anche pazzo) sceglie di combatterci rischiando di fare zero punti ma portandone a casa venticinque. In nove gare non è mai sceso dal podio vincendone tre.

La Yamaha
- Ha saputo gestire un doppio capitale, strappando alla Honda lo storico ruolo di dream team. L’altra faccia del box blu è quella di Jorge Lorenzo che con quattro vittorie e cinque podi il nemico ce l’ha soprattutto in casa e un po' anche in testa. Quando è tutto a posto non ce n’è per nessuno, ma proprio nessuno. Il problema è rimanerci a posto; digerire gomme, digerire i piccoli fastidi tecnici, digerire Rossi, digerire Marquez. Tutta roba grossa che un ipersensibile come Jorge (è un gran pregio) calcola ma non sempre domina. Ha le stesse chances di Rossi di vincere il titolo da grande Campione.

La Honda - E' stata malgiudicata per essersi accorta tardi che a Marquez serviva il caro vecchio telaio del 2014 per tornare a giocare. Qui invece pensiamo che non fosse così facile capire che il problema era quello. Lo stesso Marquez deliberò il telaio 2015 nei test malesi come elemento migliorativo. E rispetto alla regola delle case giapponesi arrivare a fare dietrofront alla gara olandese è stato un colpo rivoluzionario. Anche perché è vero che Marquez ha fatto zero tre volte, ma ha anche due vittorie e quattro podi. Ora non ci sarebbe da meravigliarsi se, tornato padrone della moto, riuscisse in una rimonta tanto leggendaria quanto al momento poco probabile. Recuperato anche Daniel Pedrosa - due podi, uno zero e tre gare fermo per convalescenza- quasi al massimo di quello che può dare, ora ai giapponesi della Honda servono Indianapolis ma soprattutto Brno, piste più veloci,  per veder finalizzate le mosse.

Ducati, qualcosa è cambiato
- La Ducati di metà stagione è obbliga a ripensare con nostalgia a quella dell’inizio. Eppure continuiamo a pensare che la Gp15 non sia affatto una cattiva moto. Stanno a dimostrarlo il terzo posto di Iannone nel mondiale con due podi e i quattro podi di Andrea Dovizioso a cui vanno aggiunte tre sfighe tecniche colossali. Averla battezzata nella notte del Qatar come moto da titolo è stato sbagliato ed eccessivo, ma definirla in crisi mentre sta semplicemente imparando a camminare è molto peggio. Rimane una gran moto, più democratica e versatile di quella che l’ha preceduta e arriverà esattamente dove vuole Dall’Igna, dove vogliono tutti. Fino a trasformarsi nel giro di due anni in  un oggetto del desiderio per qualche top rider alternativo ai due Andrea.

La Suzuki è come una Ducati
- Sì, ma con un reparto corse ancora più piccolo. Insomma va bene vantarsi, come facemmo nel 2007, che nell’aziendina di Bologna erano stati in grado di battere i colossi giapponesi, a patto di tener conto che la Suzuki merita la stessa ammirazione. Vinales sta imparando a gran velocità, è un talento più puro ed istintivo del compagno Espargaro che ci mette la testa e l’impegno. E’ un team che ha tutto ciò che serve per diventare grandi.

L’Aprilia e la questione Melandri - La notizia di metà stagione è stata l’abbandono di Melandri. Non ne se ne prevedono altre che eccedano Bautista a punti. Del resto si sapeva che il progetto partiva dal basso e di derivazione prettamente Superbike. Sarà l’Aprilia dell’anno prossimo quella obbligata a somigliare ad una moto del rango di Ducati e Suzuki.

Sky Racing Team VR46

Tutti i siti Sky