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05 giugno 2016

Il buonsenso dell'indomani

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L'EDITORIALE. Non fermarsi mai, non riflettere nemmeno un secondo sul fatto che le ragioni dello sport e dello show vengono dopo la vita, può non essere la cosa migliore

di Guido Meda

Ci dovrebbe essere sempre e solo il buonsenso a guidare le cose nella giusta direzione. All'indomani della morte del povero Salom - è un'opinione del tutto personale - il buonsenso forse avrebbe dovuto suggerire di non correre proprio. Sono stato il primo fino a venerdì sera a difendere pubblicamente lo "spirito motociclista" in nome del quale tutto si può fare e tutto deve andare avanti. Poi, visti i fatti e le polemiche del sabato (amplificati dall'effetto intenso e distorsivo del lutto) come una banderuola investita dal vento cambio idea.
Ecco, insomma, oggi penso che non fermarsi mai, non riflettere nemmeno un secondo sul fatto che le ragioni dello sport e dello show vengono dopo la vita, possa non essere la cosa migliore.
Il motivo è semplice: se rimetti i piloti in condizione di essere piloti, fino in fondo, allora poi ne devi accettare le nevrosi, i capricci, le rivendicazioni, i mal di pancia, gli slanci e i ragionamenti. Tanto quanto vorresti che loro accettassero in silenzio le decisioni che li riguardano.
Hai deciso di rimandarli a 340 all'ora a giocarsi la pelle, la gloria, i punti, un mondiale, dei soldi, la sella per l'anno dopo? Bene, allora non puoi troppo lamentarti se la Honda gode per una nuova curva più adatta a lei, se Rossi pensa male e ti spara il suo pensiero dritto in faccia, se Lorenzo si lagna di non essere stato consultato, se Espargaró li manda entrambi a quel paese. Fino a sembrare proprio tutta roba di dubbio gusto.
Non puoi lamentarti nemmeno se ti sembra che i piloti quel povero Salom l'abbiano già accantonato. Non lo sai. Oppure dovresti avere l'esperienza per capire che la rimozione della tragedia è uno strumento di sopravvivenza tipico per soggetti così particolari.
In questo bailamme - ad essere onesti - bisognerebbe infilare anche noi; noi che facciamo le domande prendendo bene la mira, salvo poi stupirci per le risposte e titolarci sopra.
A meno che… C'è un importante "a meno che".
A meno che le cose, specie quando c'è di mezzo il dramma, non vengano gestite in un'altra maniera. Con più ordine e meno democrazia persino. Affidandosi alle istituzioni. Che in tutto questo caos di gente che urla c'è fin troppa solitudine. Peccato, perché la Federazione Internazionale dovrebbe servire proprio a questo.

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