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06 giugno 2016

Rossi-Marquez, una pace che fa bene a tutti

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L'EDITORIALE. Non è scoppiata la pace eterna o l'amore tra Rossi e Marquez e nessuno toglierà dalla testa a Valentino di aver subìto un torto lo scorso anno. Ma un cammino virtuoso è arrivato a fondocorsa

di Guido Meda

Quella di Barcellona è stata una delle gare più belle della carriera di Rossi. E' vero. Lo dice lui e lo pensiamo anche noi. Il weekend conteneva troppe cose tese per sprofondare in un'altra giornata mesta e priva di senso. Non è tanto la maniera in cui Rossi ha vinto la gara a metter pace con le tragiche difficoltà di un GP segnato dalla morte di Luis Salom. Piuttosto è il dopo gara a fare la differenza, anche e soprattutto nel nome di Salom: è la distensione che torna tra Marquez e Rossi con una stretta di mano appena scesi dalla moto.
Si guardano, hanno un attimo di esitazione, Marquez fa un timido cenno della mano verso Rossi che coglie l'occasione per tendere la propria e rivolgergli un complimento per aver dato vita insieme a lui ad un duello straordinario. A voler fare della retorica si potrebbe andare avanti per un mese.
Proviamo a farla breve. Ma intensa. Non pensiamo che sia scoppiata la pace eterna o l'amore tra i due e nessuno toglierà dalla testa a Rossi di aver subìto un torto lo scorso anno. Ma un cammino virtuoso è arrivato a fondocorsa.
Rossi ha capito che Marquez aspettava da tempo. Rossi ha capito dunque di avere un potere da gestire, l'ha circoscritto in una notte di riflessione e ha stabilito che doveva essere piegato ad una bellissima esigenza umana: quella di avere pace intorno. E' sempre un viaggio passare dalla rabbia, dalla sete di vendetta al perdono, alla pace o a qualcosa di simile ad essi. E non tutti ne sono capaci. Specie dopo una morte in pista seguita da un pomeriggio di polemiche tecnico/sportive che tiravano pure dalla parte dell'inopportuno. E sempre in quella notte di sabato è arrivato ad una conclusione: è un mestiere pericoloso in cui è meglio stare tranquilli. Che vuol dire anche generare serenità per avere serenità, magari energia nuova per andare avanti a vincere. E' arrivato persino a cambiare idea sulla curva nove - per dire - sostenendo che in effetti, guardandola bene, forse era davvero pericolosa. Ecco, ha avuto il coraggio di annusare un vento nuovo.
Dite che è più facile fare la pace nel giorno in cui vinci in casa dell'avversario? Può essere, ma è il risultato che conta. E il motociclismo, quello di Rossi, di Marquez, dei loro avversari e un po' anche nostro, ci ha restituito la sua faccia migliore.

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