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31 agosto 2016

Verso il GP britannico: i Cavalieri di Sua Maestà

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Cal Crutchlow, con la vittoria di Brno, ha ridato vigore all'albo d'oro britannico nella top class. Una scuola, quella inglese, che può vantare leggende delle due ruote del calibro di Sheene, Read, Hailwood e che merita di continuare

di Paolo Lorenzi

Una gioia esplosiva e contagiosa ha salutato la vittoria di Cal Crutchlow nel gran premio di Brno. Ma sul quel podio, insieme al 31enne di Coventry è salito anche l’orgoglio di un paese che non assaporava certe emozioni da 35 anni. La Gran Bretagna, patria di formidabili campioni non vinceva nella massima categoria dal 1981. L’ultimo a riuscirci era stato Barry Sheene, uno dei piloti più amati della sua epoca, quegli anni settanta ribelli e anticonformisti di cui divenne presto un simbolo.

Nato da un meccanico londinese e scomparso a 52 anni, da baronetto del regno e con due titoli iridati alle spalle, Sheene era scanzonato, allegro e generoso in pista dove alcuni incidenti gravi gli valsero il soprannome di Iron Man, uomo d’acciaio, per la quantità di viti impiantate a seguito di quegli infortuni. Era l’ultimo di una generazione di giganti del motociclismo inglese che nelle sue fila annovera anche Phil Read, sette titoli vinti e acerrimo rivale di Giacomo Agostini che sconfisse nel 1973 e 74.

Ma il più celebre pilota britannico, tuttora considerato tra i massimi campioni delle due ruote, era Mike Hailwood. Ribattezzato Mike the Bike per il suo smisurato talento, vinse 9 titoli e ben 14 edizioni del terribile Tourist Trophy, che conquistò un’ultima volta a 39 anni, a carriera motociclistica ampiamente conclusa. Perché la classe non ha età, ed è questa l’eredità, certo non facile da raccogliere, che i giovani come Cal Crutchlow hanno ricevuto dai grandi del passato.

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