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11 marzo 2010

Dakar, Luca Manca torna alla vita: ho già voglia di deserto

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ESCLUSIVA. Il motociclista italiano infortunatosi gravemente il 7 gennaio scorso durante il rally sudamericano parla per la prima volta a SKY dopo una lunga degenza all'ospedale San Raffaele di Milano. "Non vedo l'ora di montare in sella". GUARDA IL VIDEO

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LE FOTO DELL'INCIDENTE MORTALE DELLA PRIMA TAPPA

di GIOVANNI DE RUVO

La partenza della sesta prova speciale nel deserto cileno e poi il vuoto. Ecco l’ultima immagine impressa nella mente di Luca Manca di quel maledettissimo giorno. Nessun ricordo dell’incidente avvenuto poco prima della seconda tragica caduta tra le insidiose dune del deserto sudamericano. In esclusiva per SKY il motociclista sardo ha parlato per la prima volta dopo il gravissimo incidente alla Dakar 2010. Era il 7 gennaio e durante la sesta tappa Luca Manca è caduto con la sua KTM provocandosi gravissime lesioni alla testa. “Fortuna”, così il 29enne di Sassari ha chiamato il suo ritorno alla vita. Dopo l’incidente il ricovero in un ospedale di Santiago del Cile, il risveglio dal coma davanti ai suoi cari e il primo pensiero per la compagna Giuliana e la figlia Beatrice di otto mesi. Ma ecco che il suo animo da corridore non può fare a meno di seguire il proprio istinto. Luca, infatti, dal giorno del suo risveglio ha un solo pensiero in testa: “Tornare a correre il più presto possibile”.

Cosa ricordi di quel maledettissimo 7 gennaio?
Dell’incidente nulla e neanche della prima caduta avvenuta qualche chilometro prima. La cosa strana, però, è che ricordo perfettamente la partenza della prova speciale.

Qual è stato il tuo primo pensiero dopo il risveglio dal coma?
Pensavo di essere ancora in gara, come se nulla fosse successo. Poi, quando ho realizzato il tutto, ho subito pensato a quanto sia stato fortunato nel poter riabbracciare i miei cari. E un secondo dopo ho fatto anche la prima domanda: quando posso tornare a correre?

Tra una settimana torni in Sardegna: la prima cosa che farai?
Non vedo l’ora di tornare a lavorare e di cominciare la riabilitazione per poter recuperare il mio stato di forma al 100%.

Quando tornerai in sella?
Non prima di giugno, anche se la voglia è tanta. Ma sicuramente conto di esserci per il Rally dei Faraoni e ovviamente per la prossima Dakar.

Quali le differenze tra il deserto africano e quello sudamericano?
Io adoro l’Africa, lì mi sento come a casa mia. Ma correre in Sudamerica per me era un’esperienza nuova, stimolante. Le differenze? Moltissime: la sabbia, le strade sterrate e la velocità. Cambia tutto: in Sudamerica è anche molto più pericoloso correre perché oltre all’altissima velocità i percorsi sono più battuti di quelli africani.

Cosa ricordi di quando ti sei fermato in pieno deserto per aiutare il tuo amico Marc Coma?
Nella tappa prima dell’incidente ho visto Marc fermo con dei problemi alla ruota. Non ho ricevuto alcun ordine di scuderia e di mia spontanea volontà mi sono fermato per aiutarlo. Per lui avrei fatto qualsiasi cosa.

Il momento più bello della tua carriera?
Facile: il secondo posto al Rally dei Faraoni 2009 alle spalle di Despres, che è anche il vincitore dell’ultima Dakar.

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