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16 luglio 2010

Infortuni e guarigioni, ecco come recuperano i campioni

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Valentino Rossi, un recupero lampo a 40 giorni dall'intervento

Il ritorno in pista di Valentino Rossi è solo l'ultimo di una lunga serie di rientri precoci. Gianni Nanni, responsabile del Servizio di Traumatologia dello Sport di Bologna, spiega il percorso da seguire per un pronto recupero. GUARDA LA GALLERY

di AUGUSTO DE BARTOLO

DA BAGGIO A VALENTINO, QUANDO IL RECUPERO E' MIRACOLOSO

Il rientro in pista di Valentino Rossi 40 giorni dopo l'intervento di riduzione della frattura scomposta di tibia e perone è solo l'ultimo di una lunga serie di recuperi che si potrebbero definire miracolosi.
La ricetta per bruciare le tappe non esiste, nessuna dote taumaturgica, ma tutta una serie di fasi che devono essere portate avanti con attenzione maniacale e professionalità elevata. A spiegare il percorso che precede il ritorno all'attività dei campioni dello sport reduci da gravi infortuni, è Gianni Nanni, responsabile del Servizio di Traumatologia dello Sport all'Isokinetic di Bologna, la struttura in cui Roberto Baggio (qualche anno fa) guarì e tornò in campo in 76 giorni dalla lesione al crociato anteriore del ginocchio sinistro. "Innanzitutto è fondamentale la corretta esecuzione dell'intervento chirurgico - spiega il professore - E la scelta del tipo di operazione da eseguire".

Il progresso della medicina aiuta. In passato, da traumi così importanti si guariva molto lentamente e talvolta non in maniera adeguata per la prosecuzione della carriera: "Alcuni dei nuovi protocolli che adottiamo hanno un 'carico precoce' che significa una maggiore stimolazione del callo osseo nel caso di fratture: dunque queste guariscono più in fretta - precisa - Ma badate bene, Valentino non è guarito da un punto di vista clinico, per riprendersi da un infortunio come il suo occorrono 6-8 mesi".
La moto però, in questo caso, è un elemento da tenere in grande considerazione: "Infatti se fosse lui a correre e non la sua moto non potrebbe - ribadisce il dottor Nanni - Stando in sella la sollecitazone della gamba è minore e il rischio è certamente calcolato. La valutazione sarà stata sicuramente approfondita se gli hanno dato il via libera". Nei casi di sollecitazione diretta c'è bisogno del recupero totale: "Si effettuano test sulla forza, sulla funzionalità, sul peso e se anche uno di questi parametri non è allineato, non si può dare l'ok".

Il fattore psicologico diventa determinante: "Certo - continua - E' importantissimo specie quando, andando a riprendere l'attività, si va ad affrontare un pericolo vero". Inoltre c'è da considerare l'eventuale condizionamento che lo sportivo subisce essendo consapevole della sua non ottimale forma fisica: "Effettivamente la prestazione ne risente proprio perché il campione potrebbe essere portato a non rischiare come farebbe in condizioni normali". Con Baggio tutto funzionò alla perfezione: "Speriamo che come per Roberto, anche con Rossi la medicina e la traumatologia possano scrivere una bella pagina". Alla pista del Sachsenring spetterà il giudizio finale.

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