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18 marzo 2011

MotoGp, Ago "punge" Valentino: "Basta battere i miei record"

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Giacomo Agostini ai bei tempi, in sella alla sua leggendaria Mv Agusta 500 cc

L'INTERVISTA. Giacomo Agostini, leggenda del motociclismo con 15 titoli e 123 gp, stuzzica Rossi: "Sui mondiali sono tranquillo, sul numero di vittorie invece... Sarà dura all'inizio per Vale con la nuova moto, già da domenica in Qatar, ma tornerà n° 1"

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di Alfredo Corallo

Quando Giacomo Agostini vinceva la sua ultima gara iridata, sul circuito di Hockenheim, in sella alla Yamaha TZ 750, era il 25 settembre 1977: Valentino Rossi, per dire, doveva ancora nascere. Con quell'ultima impresa il leggendario "Ago" conquistava il 123° gran premio sulle due ruote, la maggior parte alla guida della mitica MV Agusta, per un totale di 15 titoli, tra le classi 350 e 500: numeri oggettivamente proibitivi all'orizzonte per il Dottore (specie sui mondiali, insegue a 9).

Eppure, il  pilota di Tavullia, al volante della sua fiammante Desmosedici nuova di zecca, è convinto di poter insidiare "almeno" il record di successi dell'asso bresciano, distante  18 lunghezze (105 a 123, appunto). Ci proverà già da domenica in Qatar, dove prenderà il via la MotoGp targata 2011, con la benedizione dello stesso Agostini, "perché cercando di attaccare i miei record mi fa conoscere alle nuove generazioni, che non mi hanno mai visto correre". 

E non sanno cosa si sono persi, aggiungiamo noi. Ma Agostini che ne dice, Rossi ce la può fare?

"Sul numero dei mondiali vinti la vedo un po' dura. Diciamo che quel primato penso di averlo messo definitivamente in cassaforte (se la ride). Per l'altro, invece, ho  paura che ci farà un pensierino, anche se non credo che potrà riuscirci già in questa stagione, o almeno è quello che mi auguro, non sono abituato ad essere battuto,  prima dovrà chiedermi il permesso...Scherzi a parte, se fossi in Valentino farei di tutto per superare qualsiasi traguardo, se abbiamo una cosa in comune è proprio  l'ambizione di vincere, sempre".

E' una stagione tutta da decifrare per il centauro marchigiano: il passaggio in Ducati, la spalla che ogni tanto fa le bizze...
"Non sarà un anno facilissimo per Vale, quantomeno all'inizio. Non ha avuto molti test a disposizione per prendere confidenza con la moto, e forse sì, la spalla non è  ancora definitivamente a posto. L'impressione è che ci vorrà un po' di tempo prima di trovare il giusto assetto, ma se terrà duro le prime 3-4 gare sono certo che  tornerà ad essere protagonista".

Dovrà fare in fretta, Lorenzo e gli altri difficilmente staranno lì ad aspettarlo.
"Jorge è il campione in carica e rimane senza dubbio l'uomo da battere, ma la Honda quest'anno è subito alla ruota della Yamaha: Stoner, Pedrosa e Dovizioso sono  velocissimi. E non sottovaluterei i progressi di Simoncelli".

Per la Honda non sarà un problema avere tre prime guide?
"Non credo, che vinca uno anziché un altro al team poco importa. Al massimo, sul finale di campionato, si potrebbe giocare un po' di strategia, in base alla classifica,  ma non ne sarei poi così sicuro".

Ai tempi dei suoi memorabili duelli all'ultima curva con Mike Hailwood, a parità di punti e di piazzamenti finali, vinceva il pilota "più giovane", era una regola. Quant'è cambiato il motociclismo dagli anni '70?
"Direi abbastanza. Intanto, e per fortuna, nelle misure di sicurezza, gli incidenti gravi oggi si contano sulle dita di una mano, quando correvo io non sapevi mai come  sarebbe andata a finire. E poi non disponevamo di quest'elettronica avanzata, con pneumatici sofisticati che consentono prestazioni incredibili, dovevamo fidarci soprattutto del polso e della nostra sensibilità nel dosare l'acceleratore. Ma spero che i miei nuovi fan non si metteranno a ridere ora...".


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