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09 luglio 2011

Quanta Italia in Yamaha. Ecco le menti del team di Lorenzo

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La moto campione del mondo di Jorge Lorenzo in bella vista all'ingresso della sede della Yamaha Motor Racing, a Gerno di Lesmo

L’INTERVISTA. Abbiamo incontrato nella sede italiana della Yamaha, a Gerno di Lesmo, il General Manager Marco Riva e il Team Director Maio Meregalli. Ci hanno svelato i segreti dei piloti che lo hanno reso grande: Lorenzo, Spies e Rossi. LE FOTO

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FOTO: Tutti giù per terra: le spettacolari cadute di Simoncelli - L'Album della stagione 2011 - L'Album di Valentino Rossi

di GIOVANNI DE RUVO
da Gerno di Lesmo

Il successo del team Yamaha in MotoGp parte proprio da qui, a pochi passi dall’autodromo di Monza. A Gerno di Lesmo, infatti, sorge la sede della Yamaha Motor Racing. Il General Manager Marco Riva ci ha svelato i segreti dei tanti successi e dei piloti che hanno reso grande il team giapponese. Ed è proprio dall'Italia che nascono le idee vincenti del team campione del mondo.

Lorenzo e Spies, il presente della Yamaha. Valentino Rossi, il passato. Quali sono le caratteristiche dei tre piloti?
Hanno una base di talento simile, penso che nella guida Vale e Jorge abbiano qualcosa di particolare. Ben è molto determinato, ha un approccio veramente positivo al lavoro, è molto concentrato. Vale ha una capacità di analisi spaventosa, anche nella vita normale. Si vede dall’approccio che ha nel lavoro ed è quello che gli ha fatto fare il salto di qualità. E’ capace di spiegare e di memorizzare tutte le cose. Jorge ha un talento di guida quasi superiore a quello di Vale. E’ un ragazzo veramente in gamba. Ben Spies è una persona molto timida ma negli occhi gli leggi la determinazione nel voler arrivare. E’ molto curioso e questo è un segnale di grande intelligenza. Valentino, invece, è maniacale: pensate che colleziona tutto, dalle tute alle "saponette", non lascia nulla al caso.

L’arrivo di Valentino Rossi in Yamaha ha influito nel rendere grande il team?

Valentino riusciva nel nostro team a sgridare le persone perché avevano commesso degli errori, ma in maniera positiva. Ha una capacità di comunicare fuori dal comune e gran parte del merito dei nostri successi è suo.

Lorenzo riuscirà a ripetersi anche quest'anno?
Lorenzo è impegnato in una rincorsa perché Stoner e la Honda stanno facendo bene. Però in Jorge vedo negli occhi la voglia di vincere. Dopo la vittoria al Mugello abbiamo visto in lui una carica enorme, anche nei momenti di difficoltà tecnica lui ci ha sempre creduto. Non ha mai mollato.

Può vincere quanto ha vinto Valentino?
E’ difficile dirlo perché adesso il livello di competizione è molto alto con piloti molto forti. Vale ha scritto e sta scrivendo delle pagine importanti del nostro sport e lo ha reso molto popolare. Secondo me Jorge è un predestinato, ha delle capacità particolari ed è molto diverso dagli altri piloti. Noi cerchiamo di sopperire ad alcune lacune dovute alla giovane età e all’inesperienza. Gli stiamo insegnando il metodo di approccio al lavoro e sono sicuro che ci darà tantissime soddisfazioni.

Valentino Rossi in Ducati, non è stato un bell’inizio..
Penso che solo Vale e la Ducati sappiano effettivamente quale è il loro livello. Quest’anno l’aumento di prestazione di Honda e Yamaha è stato determinante per il loro non risultato. Credo che il nostro sport abbia bisogno di Vale e la Ducati competitivi perché sono un pilota e un team che possono dare molto per aumentare lo spettacolo della MotoGp. Sono convinto che abbiano entrambi le capacità per uscirne e devono farlo attraverso il lavoro e il metodo.

Il futuro è in mano ai piloti spagnoli?
La federazione spagnola ha investito tanto nei giovani e si vede nei risultati. Devi permettere la ricerca dei talenti, la costruzione del talento e poi dare delle opportunità per fare il salto di qualità. Il primo anno di 125 è difficile per tutti, può capitare il fenomeno che esplode subito, ma tanti ragazzi con qualità devono avere anche un supporto economico e questo in Spagna lo sanno fare benissimo.

Cosa vuol dire per un italiano lavorare in un team campione del mondo come la Yamaha?
Italiani e giapponesi sono complementari. Noi abbiamo tutta una serie di caratteristiche che loro non hanno e viceversa. Io ho cercato nella mia vita lavorativa di “rubare” i metodi lavorativi giapponesi e penso di essermi fatto una bella esperienza. Quando abbiamo ristrutturato questo edificio abbiamo raggiunto degli obiettivi in termini di tempo e budget e loro ci hanno dato tutta la loro fiducia. Questo mi riempie d’orgoglio perché vuol dire che abbiamo fatto un bel lavoro.

Siete uno dei pochi team che si mostrano interessati alle tematiche ambientali.

E' ormai un anno che abbiamo ottenuto la certificazione ambientale ISO140001e grazie alla partnership con Airbank abbiamo implementato le soluzioni in materia di sicurezza e ambiente. Siamo fieri di attuare piccoli accorgimenti "ecologici" durante i weekend di gara coinvolgendo tutto il team, dalla semplice raccolta differenziata a, per esempio, lo stoccaggio e il trasporto dei liquidi pericolosi.


Massimo “Maio” Meregalli è Direttore del Team Yamaha da pochi mesi. Meregalli è entrato a far parte del Team MotoGP dopo esperienze molto importanti in Supersport e in Superbike. E' l'ombra di Ben Spies e lo segue ovunque: in pista e nella vita di tutti i giorni.

Come mai i piloti che arrivano dalla Superbike incontrano così tante difficoltà in MotoGp?
I piloti della MotoGp hanno qualcosa in più: crescono in un altro modo e imparano alla svelta a mettere a punto la moto. In Superbike, invece, non è possibile fare tante regolazioni, la tecnologia della MotoGp aiuta i piloti a crescere in tutti i sensi.

Lorenzo e Spies, come sono i rapporti tra i due piloti?
Si confrontano dal punto di vista tecnico, si scambiano informazioni e consigli. Vanno molto d’accordo e c’è una reciproca stima, poi quello che conta veramente sono i risultati ottenuti in pista. Al mio arrivo ho anche cercato di eliminare il muro che separa i box di Ben e Jorge, i piloti erano d’accordo ma è stato decisivo il volere dei meccanici per mantenere la separazione. Ma l’esperienza insegna che in tre anni di “divisione” sono anche arrivati i tre titoli mondiali e questo è quello che conta più di tutto.

Quali sono le maggiori difficoltà incontrate da Ben Spies al suo arrivo in MotoGp?
Ha avuto difficoltà nel trovare il giusto feeling con le gomme, in questa categoria non è facile capirne il limite. Ben è comunque un grande campione, uno dei pochi piloti a non aver sofferto troppo il passaggio dalla Superbike alla MotoGp.

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