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25 ottobre 2011

Valentino e la verità su Twitter: "Vincerò ancora per Sic"

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Una foto scattata a Misano, pubblicata sul profilo Twitter di Valentino Rossi

Su Internet si erano diffuse false voci sul pilota di Tavullia. Che continuerà a correre. E lui su Twitter ricorda Simoncelli pubblicando le foto dei momenti passati insieme: "Per me era come un fratello minore, tanto duro in pista come dolce nella vita"

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(in basso tutti i video sulla tragedia di Simoncelli)


di Lia Capizzi

Chissà cosa avrà pensato, cosa starà pensando. Chissà se l'immagine dell'incidente continua a tormentarlo come un fantasma. Chissà Valentino. Ognuno di noi per un attimo in queste ore ha provato a mettersi nei suoi panni. Magari qualcuno ha pure pensato: chissà se Valentino sta meditando il ritiro. Una curiosità dettata dall'emotività, detta così un pensiero in buonafede che ha rischiato però di tramutarsi in una notizia certa. Certa di cosa? Ma se Valentino non ha mai parlato di ritiro.

C'entra pure la malafede di qualcuno che millanta, spaccia identità false su Internet. Forza, velocità ma anche pericolosità del Web. In un momento così tragico, per Valentino ed il suo staff, ecco il paradosso di dover smentire una cosa mai detta. Ognuno vive il dolore in modo diverso. C'è chi piange, e chi no (ma non vuol dire che non soffra). C'è chi reagisce parlando, tanto, quasi per esorcizzare un vuoto. Chi invece si rifugia nel mutismo, perché a volte il silenzio è più sincero di tante parole.



Valentino ha preferito i 140 caratteri di Twitter. Prima ha definito Marco "come un fratello minore, tanto duro in pista quanto dolce", poi in aeroporto, come uno di noi in attesa davanti al gate d'imbarco, ha iniziato a spulciare le foto nel suo telefonino. Ne ha trovate tante, insieme al bisogno di condividerne alcune. Come questa: "Misano 2011, io me lo ricordo così, gran bagarre!". Una foto può valere come un pensiero. E siamo certi che questo è il suo. Senza illazioni. Vale anche per noi: perché non c'è niente di più fastidioso se qualcuno si arroga il diritto di sapere cosa pensiamo o, ancor peggio, di giudicare come soffriamo.

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