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02 dicembre 2016

Houston fa il colpaccio, battuta Golden State

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I Rockets passano alla Oracle Arena 132-127 dopo una gara avvincente e decisa soltanto dopo due tempi supplementari. Harden trascina i suoi grazie alla quarta tripla doppia di stagione, mentre agli Warriors non basta un Durant da 39 punti e 13 rimbalzi 

Gli Houston Rockets sbancano la Oracle Arena e interrompono la striscia di 12 successi dei Golden State Warriors, giocando una delle gare più divertenti e combattute del primo mese abbondante di regular season. James Harden firma la sua quarta tripla doppia stagionale, chiudendo a quota 29 punti, 14 rimbalzi e 13 assist (con 7 perse). Pur tirando con percentuali modeste (8/23 dal campo), il "Barba" risulta decisivo nell'overtime realizzando una delle due triple mandate a bersaglio in serata. I 39 punti e 13 rimbalzi di Kevin Durant e la tripla doppia sfiorata da Draymond Green (20 punti, 15 rimbalzi, 9 assist) non bastano ai padroni di casa, bravi a ritornare in partita dopo essere stati sotto anche in doppia cifra nel terzo quarto ma arrivati poi col fiato corto a giocarsi il finale punto a punto.

La partita - I ragazzi di Mike D’Antoni partono bene e, quando piazzano il canestro del vantaggio sul 47-46 nel secondo quarto, iniziano a fare gara di testa. Golden State fatica a trovare il canestro da fuori (12/44 complessivo da tre) e così nella terza frazione Houston scappa anche sul +10. Un margine che però è da considerarsi esiguo quando si gioca a Oakland. Agli Warriors infatti basta girare qualche vite in difesa e volare in contropiede sulle palle perse di Harden e compagni (alla fine saranno 19 di squadra) per riportarsi definitivamente in partita, anche perché fare canestro per Steph Curry - pur in una serata da 9/22 - non è mai stato un problema.

Overtime(s) - Quando due liberi di Durant portano il match sul 113-113 a venti secondi dal termine, Houston può giocarsi l'ultimo possesso per vincere. Il tentativo da oltre otto metri di Harden, però, trova solo il ferro, prolungando le ostlità per altri cinque piacevoli minuti. I sei punti di Curry ad aprire il primo extra-time illudono il pubblico di casa, ma Houston resta in partita, capitalizzando sui canestri dalla distanza di Ryan Anderson ed Eric Gordon, che chiudono rispettamente a quota 29 e 23 punti. L'asfissiante difesa degli Warriors costringe i ragazzi di D'Antoni alla palla persa sul possesso decisivo del primo overtime e allora per decidere la sfida si rende necessario un secondo tempo supplementare, disputato in gran parte senza Curry, che chiude in anticipo il match commettendo in attacco il suo sesto fallo. Quando il punteggio sembra non potersi più schiodare dal 123-123, ci pensa Harden a siglare il canestro del vantaggio Rockets: un vantaggio che i texani riescono a conservare fino alla sirena finale.

Cinque piccoli - Houston ferma quindi la corsa degli Warriors, apparsi nelle ultime settimane una macchina (semi)perfetta, soprattutto nelle gare giocate ad alto numero di possessi. Stimolato dallo scontro diretto, coach D'Antoni ha però scelto di rispondere colpo su colpo al run&gun di Golden State, essendo stato in realtà lui stesso uno dei primi promotori di questo stile di gioco. Steve Kerr dal canto suo non ha mai nascosto quanto sia stata formativa sul suo modo di insegnare basket una volta sedutosi in panchina l'esperienza (al tempo da general manager) fatta proprio ai Phoenix Suns allenati da D'Antoni. Questa volta, però, nella gara più importante della notte Nba, il maestro (D'Antoni) ha superato l'allievo (Kerr). 

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