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20 marzo 2017

NBA, Lillard e la "sveglia" dopo l'All-Star Game

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Dopo la partita delle stelle dello scorso 19 febbraio, Damian Lillard ha ancora una volta cambiato marcia. It's Lillard Time, e non perché sia arrivata qualche tripla allo scadere

Lo scorso anno dopo l’All-Star Game ne arrivarono 51 contro gli Warriors, giusto per mettere le cose in chiaro. Quest’anno invece, ci ha messo qualche settimana in più, ma come al solito, dopo la partita delle stelle, le prestazione di Damian Lillard sono salite di tono, ennesima dimostrazione di come snobbare un giocatore del genere ogni volta che si selezionano i migliori 12 della Western Conference possa rivelarsi poi controproducente per chi se lo ritrova poi faccia a faccia nelle settimane seguenti. “Mi sentivo bene – ha commentato al termine della super prestazione contro Miami -, stasera quando sono sceso in campo sapevo soltanto di doverla lasciare andare. Oggi era una di quelle serate”. One of those nights, una di quelle da 49 punti con 9/12 da tre. Una prestazione che da sola ti regala l’ottava vittoria nelle ultime dieci e rilancia in maniera definitiva le ambizioni playoff della squadra dell’Oregon.

Con un Lillard così… - Dopo la partita di New Orleans dello scorso mese infatti, Lillard ha impostato la modalità “adesso-vi-faccio-vedere-io-che-giocatore-avete-deciso-di-lasciare-a-casa-e-non-convocare-all’All- Star-Game”: tredici partite, soltanto una con meno di 20 punti (i 19 messi a referto contro Brooklyn nella facile vittoria dei Blazers) e ben sette oltre i 30, con tanto di terza prestazione realizzativa della sua carriera da 49 punti piazzata in faccia alla miglior squadra NBA record alla mano degli ultimi due mesi. Per lui sono 31 punti di media abbondanti con il 44% da tre e il 93% ai liberi, decisivi nel regalare nove vittorie a Portland nonostante le nove gare in trasferta. Il Net Rating dice +6.4 e i Nuggets sono adesso a una sola partita di distanza, con lo scontro diretto ancora da giocare al Moda Center e con i Blazers che avranno a disposizione un calendario molto più semplice di quello di Denver. Dieci partite in casa contro le cinque rimaste a disposizione di Danilo Gallinari e compagni, a fronte di quattro trasferte contro le nove della squadra del Colorado. Il tutto contro franchigie che hanno un record mediamente al di sotto delle avversarie dei Nuggets. Portland sembra davvero avere delle grosse chance di andarsi a prendere l’ottavo posto.

Giocatore da Top-5 NBA - “La sua è stata una prestazione incredibile, è di certo uno dei primi cinque giocatori NBA nel modo in cui gioca il pick-and-roll, nel modo in cui ti costringere a dover difendere e a dover considerare decine di opzioni a sua disposizione”, racconta coach Stotts, che si gode il suo momento di grazia, arrivato assieme a quello di Jusuf Nurkic, acquisto che appare sempre più azzeccato per i Blazers, decisivo anche lui con 17 dei suoi 21 punti arrivati nel secondo tempo contro Miami. Da Top-5 NBA, anzi da Top-2 a guardare le sue medie realizzative nell’ultimo mese (secondo soltanto a Westbrook, meglio anche di Harden e Irving), Lillard è pronto a danzare nelle prossime tre settimane contro ogni tipo di avversario. Dovesse servire poi un’ulteriore motivazione, basterà ricordagli l’ennesima esclusione dall’All-Star Game. A vostro rischio e pericolo.

La gara vinta da protagonista contro i Miami Heat

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