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20 aprile 2017

Basta AAU: Kobe Bryant lancia la sua Mamba League

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Kobe Bryant

Kobe Bryant insieme ai partecipanti della prima edizione della Mamba League (foto Nike)

La leggenda dei Lakers ha inaugurato la sua lega per i giovani dagli 8 ai 10 anni, criticando il circuito amatoriale più famoso degli States: “Basta giocate da mixtape, puntiamo sulla crescita”

Che Kobe Bryant non sopportasse il circuito dei tornei AAU, i più famosi a livello giovanile negli Stati Uniti, era chiaro già da tempo: “È orribile e stupida” l’aveva definita poco più di un anno fa davanti alla stampa. “Non insegna ai nostri ragazzi come giocare, diventano solo giocatori molto grossi che fanno un sacco di numeri con la palla ma non sanno giocare in post. Non conoscono i fondamentali del gioco. È stupido”. Per questo, ora che divide il suo tempo tra progetti di varia natura, la leggenda dei Los Angeles Lakers ha deciso di creare la sua lega per i giovanissimi insieme alla Nike e al Los Angeles Boys & Girls Club, chiamandola “Mamba League”. Quaranta squadre formate da bambini delle elementari delle zone meno fortunate (Nickerson Gardens a Watts, Whittier, West San Gabriel Valley/Monterey Park e Venice) si sono affrontate in un torneo per otto settimane da febbraio ad aprile, con l’idea di insegnare i fondamentali della squadra, instillare i valori base del lavoro di gruppo e divertirsi attraverso lo sport. “La Mamba League è pensata per divertirsi attraverso il gioco, ma anche per capire le connessioni che il gioco ha con la vita e trasformarle rendendo i bambini migliori figli, figlie e studenti” ha dichiarato Kobe a The Vertical.

Contro la AAU

“L’idea è di rimuovere gli interessi che hanno polarizzato la pallacanestro estiva della AAU, dove viene data sempre più priorità alle giocate da highlight e ai movimenti che possono catturare gli occhi degli scout, o peggio ancora portare a cose dubbie come i mixtape su Instagram” ha continuato Kobe nella sua invettiva contro la pallacanestro amatoriale. “In questo momento mettiamo troppa pressione troppo presto su questi ragazzini, che non imparano la giusta tecnica per tirare la palla, o la giusta tecnica delle spaziature – e la cosa finisce per erodere la loro fiducia nei propri mezzi. Come insegnanti, dobbiamo avere la pazienza di insegnare certe cose pezzo dopo pezzo. Con il tempo diventeranno dei giocatori di pallacanestro, ma non si può accelerare tutto troppo in fretta”. Essendo padre di due ragazze, Kobe ha dato particolare priorità anche all’inclusione del sesso femminile, che compone più del 45% degli studenti coinvolti. Gli allenatori, invece, sono impiegati dei Nike Store della California che si sono offerti volontari e sono stati addestrati da USA Basketball: “Il motto è ‘Gioca, impara e cresci’” ha continuato Kobe. “Quando l’ho scritto, la prima cosa a cui ho pensato è stata il mio percorso. Giocando a pallacanestro ho imparato tante cose su di me e sugli altri, crescendo come atleta e come persona. 

L’insegnamento italiano

Esattamente come imparato in Italia, Bryant ha deciso che i suoi campi saranno di dimensioni più ridotte rispetto a quelli regolamentari per aiutare lo sviluppo dei giocai, piazzando i canestri a 9 piedi d’altezza (circa 275 centimetri) invece dei canonici 10 (305). “Sfidiamo questi ragazzi di 8, 9 o 10 anni a tirare a canestri regolamentari, ma per me non ha alcun senso” ha continuato Kobe. “Ai miei tempi giocavamo con canestri ribassati, in campi più piccoli e imparavamo a tirare con la giusta tecnica. Potevamo anche provare a fare un sottomano rovesciato”. In futuro è previsto che la Mamba League si espanda anche in altre parti del paese, proponendosi come un’alternativa più concentrata sulla crescita e lo sviluppo dei giocatori. “Mi piace vedere i ragazzini che migliorano, mi piace vederli illuminarsi e dire ‘OK, questo non lo sapevo fare settimana scorsa, ma ora sì’. Questa è la ‘Mamba Mentality’: capire che ogni giorno si può lavorare su qualcosa, e anche se dopo qualche anno sembrerà una cosa improvvisa, tu sai che è la pazienza e la perseveranza di ogni singolo giorno che ti ha portato fino a lì”. 

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