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07 settembre 2012

Divertimento, emozioni e lacrime: le Paralimpiadi continuano

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Terezinha Guillerminha nel momento in cui "benda" la sua guida Guilherme Soares de Santana

GIUSY VERSACE RACCONTA. Al di là delle medaglie, attraverso le storie provenienti dall'Inghilterra riesco ogni giorno ad andare oltre il puro gesto sportivo. In particolare, nelle ultime sono stati tre atleti a rimanermi impressi più di tutti...

di Giusy Versace

Non so se Terezinha Guillerminha fosse certa di arrivare sul podio più alto a Londra, ma di sicuro non poteva immaginare di riuscire a colpire fino a questo punto proprio me, una dalla lacrima difficile, eppure lei...eppure lei sì, è riuscita a farmi commuovere. Lo ha fatto con estrema semplicità, un attimo dopo essere arrivata prima di tutte nella finale 100 m cat. T-11. La brasiliana, che indossava una mascherina colorata, personalizzata al massimo, l'ha tolta dopo il traguardo e l'ha messa sul viso della sua guida, Guilherme Soares de Santana, applaudendolo. Con questo gesto ha voluto fargli provare la stessa sensazione, lo stesso calore del pubblico così come lo stava vivendo lei, atleta non vedente.

Da una brasiliana a un'americana: sulla pista di atletica è scesa anche Tatyana McFadden, oro nei 400, 800 e 1500m CAT. T-54. Nata S.Pietroburgo, paralizzata dalla vita in giù e con una malformazione al midollo spinale, fino ai sei anni ha vissuto in un orfanotrofio senza avere a disposizione una sedia a rotelle, muovendosi a terra con le sole braccia. Poi, nel 1994, la svolta: Debbie McFadden, l'allora commissario delle disabilità per il Dipartimento della Salute statunitense, l'ha adottata portandola con sè negli Stati Uniti. Da qui è iniziato il suo riscatto. Dall'unione tra la sua grinta e l'amore di sua madre, coronata dall'oro.

Infine, ecco He Junquan, argento nel dorso CAT. S5. Si muoveva in piscina con estrema naturalezza, fluidità, stile, tanto che mi sono accorta solo al suo arrivo che stesse nuotando senza braccia. Straordinario.

Tutto questo ho potuto scoprirlo solo grazie alle 500 ore di diretta quotidiana, consapevole una volta di più che questo sport debba essere VISTO, non RACCONTATO. E che le Paralimpiadi non devono far ridere nè spaventare nessuno, ma solo invitare a riflettere. Perchè la crescita culturale di un Paese passa anche da qui...

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