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27 giugno 2014

Il gomito del tennista, un male comune

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Credits: Getty Images

L'epicondilite omerale colpisce anche chi non è iscritto a Wimbledon, ma compie sforzi equivalenti nella vita di tutti i giorni. I sintomi da interpretare e le prime terapie

Il torneo di Wimbledon è in corso e la febbre del tennis impazza anche in Italia. Ma il gomito del tennista colpisce soltanto gli amanti della racchetta? La risposta è no. Si tratta infatti di un disturbo frequente, soprattutto fra i 35 e i 55 anni, che è bene non trascurare per evitare che diventi cronico.

Cosa è - “L’epicondilite omerale (questo il termine medico) è legata a movimenti ripetitivi dei muscoli epicondiloidei di avambraccio, mano e dita. Può determinare una serie di microtraumi, con infiammazione dei relativi tendini – commenta il dott. Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) – È una malattia comune anche fra schermitori e lanciatori e, al di fuori dello sport, in alcune categorie di lavoratori come gli operai che utilizzano il martello pneumatico, carpentieri, muratori, ecc”.

Sintomi - “Il principale sintomo è un dolore fitto nella parte esterna del gomito, che può arrivare fino all'avambraccio e al polso. Spesso l'infiammazione ha un inizio lento, avvertito prima come una sensazione di stanchezza che, con una notte di riposo, quasi sempre scompare – continua il dott. Cricelli –. Questo porta a sottovalutare il problema, finché il dolore non si fa sentire in modo vivo e causa difficoltà nell’uso della mano”.

Terapie - Per fortuna, nelle fasi iniziali è una condizione che si può risolvere. “All’inizio, come rimedio temporaneo, si può applicare del ghiaccio sul gomito, creme a base di antinfiammatori e tenere a riposo il braccio per un paio di settimane – conclude il Presidente SIMG –. Se il fastidio continua o tende a ripresentarsi, si può ricorrere invece a terapie fisiche come ultrasuoni o onde d'urto focalizzate. Per prevenire il problema possono essere molto utili esercizi di stretching e di riscaldamento di avambraccio, polso e dita prima dell'attività fisica; l'utilizzo di specifici cinturini che fanno sforzare meno i tendini e l'applicazione di ghiaccio sul gomito a fine attività”.

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