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11 dicembre 2014

Crema solare, non dimenticatela sulle piste da sci!

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Getty Images

La neve riflette fino all’80% dei raggi ultravioletti, producendo un eccesso di luminosità fastidioso per gli occhi, ma anche per la pelle. Ecco come scegliere la protezione giusta per ridurre al minimo l’impatto del sole in alta quota

La stagione sciistica si è ormai aperta in quasi tutte le località italiane e di confine. Gli appassionati sono pronti a infinite discese su tavole e sci, per sfoggiare l’ultimo trick o per tentare una pista mai provata prima. Ovviamente, non è consigliato avventurarsi sui monti senza un’adeguata preparazione, sia tecnica che fisica. Ma non solo! Avete mai pensato ai pericoli che non provengono dalla pista, ma dal cielo? Non stiamo parlando della neve, quella è indispensabile, ma del sole.

Neve e raggi ultravioletti
- L’intensità dei raggi solari in quota aumenta del 10-12% ogni 1.000 metri di dislivello e la neve riflette fino all’80% degli ultravioletti. Tutto questo, oltre a provocare un eccesso di luminosità alla quale l’occhio umano non è abituato, aumenta il rischio di scottature. Inoltre, le basse temperature fanno percepire di meno l’impatto dei raggi e si è portati a esporsi di più. Se la pelle viene “torturata” per troppi anni, si può sviluppare anche il melanoma: una forma di cancro che deriva dalla trasformazione maligna dei melanociti, alcune delle cellule che formano la pelle. Ma niente paura: il melanoma si può prevenire, grazie soprattutto a corretti comportamenti da mettere in atto quando ci si espone al sole. Il più importante riguarda le creme protettive: non fanno miracoli e non assicurano mai una protezione totale, ma risultano comunque utili. Vanno scelte con l’adeguato fattore “scudo”, da calcolare in base al proprio fototipo. Quindi, anche le persone già naturalmente più scure devono farne uso!

Prevenire il melanoma - “Come nella maggior parte dei tumori, anche nel melanoma la prevenzione gioca un ruolo fondamentale – spiega il prof. Michele Maio, Direttore dell’Immunoterapia Oncologica dell’Università di Siena, presidente NIBIT (Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori) e Fondazione NIBIT –Ma, grazie alla ricerca, oggi disponiamo anche di nuove armi per lottare contro questo cancro. Come l’immuno-oncologia, che potenzia le difese immunitarie dell’organismo per combattere meglio la malattia. È così possibile stimolare l’attivazione dei linfociti T, potenti globuli bianchi, che a loro volta identificano e distruggono le cellule ‘impazzite’ prevenendo così la diffusione del cancro”.

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