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19 gennaio 2015

“No alle sigarette nei film, spingono i giovani al vizio”

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Getty Images

Dopo la proposta del ministro Lorenzin di vietare il fumo nelle fiction e nelle pellicole d’autore, è arrivata una lettera critica di molti registi italiani. Silvia Novello, presidente di WALCE, spiega perché è importante regolamentare il settore cinematografico per la salute dei giovani

Il 40% degli italiani inizia a fumare tra i 15 e i 17 anni. E l’età di approccio alla prima sigaretta si sta pericolosamente abbassando. È necessario sensibilizzare in particolare i giovani sui rischi del fumo e proporre modelli di comportamento corretti. Per questo il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha proposto di vietare il fumo nelle fiction e nei film d’autore. Ma molti registi italiani hanno sottoscritto una lettera aperta per criticare questa iniziativa. 

Regolamentazione - “L’emulazione è una delle principali motivazioni di chi inizia a fumare – spiega la prof.ssa Silvia Novello, presidente di WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe) - Per questo vanno sostenute e non oltraggiate le iniziative che mirano a controllare le scene di fumo nei film. Non si tratta di censurare una forma d’arte. Serve una regolamentazione in un ambito così affascinante e coinvolgente come il cinema, in grado di creare veri e propri miti capaci di influenzare il pubblico con le loro azioni”.

Più tumori tra le donne - Le bionde rappresentano la causa principale del tumore del polmone, che nel 2014 nel nostro Paese ha fatto registrare 40.000 nuove diagnosi. “La Scienza – continua la prof.ssa Novello - ci dice che i numeri dei fumatori di oggi si riflettono nei pazienti affetti da cancro al polmone fra 20 anni. La scienza ci dice che il numero di donne colpite da questa malattia 15 anni fa era così basso che quel tumore veniva considerato una patologia maschile. Oggi è la seconda causa di morte oncologica anche fra le donne. La scienza ci dice che, se riuscissimo ad eliminare il vizio del fumo dagli 11 milioni di italiani, il tumore polmonare diventerebbe una malattia rara”.

La sigaretta di Avatar -  È sicuramente un’utopia pensare di eliminare tutte le scene di fumo dalla cinematografia. Il compito della comunità scientifica è quello di educare i cittadini per metterli al riparo da fattori di rischio noti e riconosciuti come dannosi per la loro salute. “Ma davvero non pensate di avere anche voi un ruolo educativo? – chiede la prof.ssa Novello ai registi firmatari della lettera - E veramente pensate che quella scena di Sigourney Weaver che esce dalla capsula di Avatar sarebbe stata meno incisiva o avrebbe bucato meno lo schermo se non avesse chiesto la sua ‘maledetta sigaretta’?”

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