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29 gennaio 2015

Amianto, Italia alla guida della task force europea

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Getty Images

Controllo dei siti contaminati ma anche condivisione di dati epidemiologici, tecniche diagnostiche e studi clinici. Sono gli obiettivi del network europeo guidato dal nostro paese. Dove, purtroppo, si continua a smaltire troppo lentamente la fibra killer

Ogni 12 mesi vengono smaltite in Italia 380mila tonnellate di rifiuti di amianto. Ma serve più impegno per la bonifica dei siti contaminati. Le sue fibre killer provocano infatti ogni anno circa 1500 morti per mesotelioma, il tumore marker dell’esposizione a questo minerale. A questi ritmi, serviranno ancora 85 anni per completare la dismissione degli oltre 32 milioni di tonnellate di amianto presenti nella Penisola. Un impegno a cui le Istituzioni possono far fronte solo grazie a un patto da siglare con i clinici e con i media, come emerge dalla III Consensus Conference italiana per il controllo del mesotelioma maligno della pleura, che si apre oggi a Bari.

Task force europea
- “L’Italia è al vertice della task force europea per la sorveglianza attiva dell’amianto – spiegano i presidenti del convegno, prof. Giorgio Scagliotti, Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, e prof. Carmine Pinto, Presidente Nazionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma - In quindici anni, fra il 1993 e il 2008, nel nostro Paese si sono registrati più di 15mila casi di questa neoplasia particolarmente aggressiva. È fondamentale velocizzare i tempi della bonifica dei siti contaminati, che può essere eseguita solo da personale specializzato. Questo minerale è presente ancora in grandi quantità e in varie forme in stabilimenti ed edifici, pubblici e privati, in tutte le nostre Regioni. Deve inoltre essere migliorata la sorveglianza sulle persone più esposte, cioè gli  ex lavoratori degli stabilimenti che producevano o trattavano amianto”.

38.000 siti da bonificare
- In Italia dal 1992 è vietata ogni attività di estrazione, commercio, importazione, esportazione e produzione di questo minerale. Ma devono ancora essere bonificati circa 38.000 siti (dati Ministero dell’Ambiente, aggiornati al 26 novembre 2014). Una delle aree più a rischio è rappresentata proprio da Bari, sede fino al 1985 dello stabilimento “Fibronit”, fabbrica di manufatti a base di materiali altamente cancerogeni, collocata fra tre popolosi quartieri del capoluogo pugliese.
“La tragica vicenda dell’esposizione professionale ed ambientale ad amianto in Italia – continuano i proff. Scagliotti e Pinto - con la lunga scia di morti per tumore, ci ha permesso di sviluppare più esperienza e sensibilità su questo tema rispetto agli altri Paesi. Per questo guidiamo un network europeo per il controllo dei siti, per condividere dati epidemiologici, tecniche diagnostiche, studi clinici e politiche di sorveglianza sulle persone più a rischio”.

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