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30 gennaio 2015

Papà in sala parto, un fenomeno in forte crescita

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Getty Images

Pochi giorni fa l’interista Mauro Icardi ha scattato un selfie con la neonata Francesca. Ma sono sempre di più i partner che partecipano attivamente alla fase conclusiva della gravidanza: ormai lo fanno 9 uomini su 10, soprattutto al Nord

Se fino a qualche decennio fa, il parto riguardava solo le neo-madri, e gli uomini erano costretti a lunghe ora in sala d’attesa, ora son sempre di più i futuri papà che decidono di assistere la compagna durante il travaglio e il parto. Un modo per incoraggiarla e magari condividere anche con l’esterno l’emozione del lieto evento, attraverso i social network. L’ultimo caso è il selfie scattato pochi giorni fa dall’interista Mauro Icardi, immortalatosi in camice verde accanto alla compagna Wanda Nara e alla neo-arrivata Francesca. Non si tratta solo di un vezzo diffuso i vip, ma di una realtà concreta.

9 su 10 - La presenza dei partner in sala parto (con o senza smartphone) è sempre più frequente, tanto che spesso sono le stesse ostetriche a rivolgere ai futuri papà, accorsi in ospedale, la fatidica domanda “Vuole assistere?”. Secondo i dati del Ministero della Salute, raccolti attraverso le schede di dimissione dall’ospedale, nove uomini su dieci partecipano all’atto conclusivo della gravidanza, nell’8,6% dei casi ad assistere è un familiare, e nell’1,16% viene coinvolta una persona di fiducia. Il fenomeno dei papà in sala parto è largamente diffuso nelle regioni del Nord Italia, meno invece al Centro-Sud e nelle Isole, dove in genere ad assistere la madre in sei casi su dieci sono la madre o la sorella.

Partecipazione affettiva - “La presenza dell’uomo in sala parto, soprattutto durante il travaglio, rappresenta una fase fondamentale  della vita in cui è necessaria una forte partecipazione affettiva – commenta il prof. Paolo Scollo, Presidente nazionale della Sigo, la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia –  Raccomando a tutte le coppie di non negarsi, se è possibile, quest’esperienza a due. Può capitare che qualcuno si emozioni, al punto da perdere i sensi - racconta l’esperto - Gli svenimenti sono all’ordine del giorno. Ma è una situazione che riusciamo a gestire: intercettiamo subito il papà, quando lo vediamo impallidire e  lo invitiamo a uscire, oppure a sedersi. Conosciamo bene ogni tipo di rischio. Spesso, al primo vagito del nascituro i papà piangono prima delle mamme, ancora prese dai dolori del parto”.

Sì, dunque ai papà-testimoni in sala parto, purché non siano d’intralcio agli operatori sanitari, e sappiano gestire le proprie emozioni ed ansie, per poter sostenere psicologicamente la partner e vivere con serenità l’arrivo dei figli.

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