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24 febbraio 2015

Epatite C, sensibilizzare i giovani per arginare il contagio

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Getty Images

Circa il 3% degli italiani è entrato in contatto col virus. Un primato europeo che richiede prevenzione. “E’ questa l’arma più efficace per ridurre il numero di nuovi casi e risparmiare importanti risorse”, spiega Sergio Pecorelli della Healthy Foundation

L’Italia detiene un triste primato europeo, quello per il numero di persone positive al virus dell’epatite C. Circa il 3% della popolazione ne è entrato in contatto. “Si tratta di una malattia infettiva che colpisce in primo luogo il fegato e col tempo può provocare infiammazioni croniche – afferma il prof. Sergio Pecorelli, Presidente di Healthy Foundation.

Come si trasmette - “Spesso, i malati non avvertono i sintomi per anni - continua il prof. Pecorelli -  Ignorano la malattia, non si curano e possono, anche involontariamente, trasmettere il virus ad altre persone. Si stima che i portatori cronici della malattia siano almeno 1,6 milioni. Numeri davvero importanti, che potrebbero essere drasticamente ridotti seguendo alcune semplici norme igieniche. La malattia, infatti, si trasmette con il sangue di persone infette. Ancora oggi la condivisione di aghi o siringhe, così come la mancata sterilizzazione di strumenti usati per realizzare tatuaggi e piercing sulla pelle rappresentano i maggiori fattori di rischio. È meno frequente, anche se non impossibile, infettarsi durante rapporti sessuali non protetti: per questi motivi, il preservativo va comunque sempre utilizzato”.

Progetto Epatite C - Per sensibilizzare la popolazione, e soprattutto i giovani italiani sui fattori di rischio e le principali forme di prevenzione, Healthy Foundation ha lanciato il primo progetto nazionale contro la malattia. “Progetto Epatite C” è una campagna rivolta in particolar modo ai ragazzi - spiega il prof. Pecorelli - La prevenzione è, infatti, l’arma più efficace per ridurre il numero di nuovi casi e risparmiare importanti risorse. Grazie alla collaborazione di personale qualificato ed esperto, realizzeremo incontri con i giovani nelle scuole e nei Centri Universitari Sportivi per informarli sui fattori di rischio. Spiegheremo ai ragazzi quali accorgimenti mettere in pratica nel quotidiano, per preservare la propria salute”. 
Durante l’intera campagna, resa possibile grazie a un educational grant di Janssen, saranno distribuiti anche opuscoli informativi sulla malattia e verranno inoltre realizzati due sondaggi per medici e cittadini.

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