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18 marzo 2015

Tumori urologici, al via il primo team nazionale

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Getty Images

Cinque società scientifiche italiane hanno deciso di unirsi nella lotta al cancro della prostata, della vescica, del rene, del testicolo e del pene. L’obiettivo è migliorare il dialogo fra gli specialisti per creare percorsi di cura condivisi e uniformi su tutto il territorio

Da tempo se ne discute e diversi studi hanno cercato di spiegarne i perché. Gli uomini amanti della bici sono esposti a un rischio maggiore di disturbi urogenitali. Secondo i dati di uno studio britannico Cycling for Health UK study questo sarebbe vero in parte. Gli esiti indicano che non c’è alcuna correlazione fra il tempo trascorso in sella e disfunzione erettile (risultata comunque più frequente fra chi soffre d’ipertensione, fuma o a un’età superiore ai 60 anni) o infertilità, mentre appare lievemente aumentato il rischio di traumi e infezioni alla zona pelvica, inclusa la possibilità di sviluppare un tumore prostatico, soprattutto per gli over50 che hanno familiarità con questa malattia. Per questo l’attenzione del mondo oncologico è sempre più rivolta all’intento di diffondere la conoscere e la prevenzione delle malattie uro-genitali e creare reti tra i medici e gli specialisti per vagliare insieme tecniche e strategie di prevenzione e cura.

Cinque società scientifiche
- Per questo, cinque società scientifiche italiane hanno deciso di unirsi nella lotta ai tumori della prostata, della vescica, del rene, del testicolo e del pene. AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), AIRO (Associazione Italiana Radioterapia Oncologica), CIPOMO (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri), SIU (Società Italiana di Urologia) e SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) hanno siglato un accordo per realizzare un vero e proprio team multidisciplinare urooncologico. L’obiettivo è migliorare il dialogo fra gli specialisti per creare percorsi di cura condivisi e uniformi su tutto il territorio, individuare i centri di riferimento e favorire il lavoro in team, definendo anche i requisiti minimi che le strutture devono raggiungere per trattare queste malattie.

Migliorare la comunicazione - “In Italia siamo all’avanguardia nella gestione dei pazienti colpiti dai tumori urogenitali come dimostrano le alte percentuali di sopravvivenza nel carcinoma della prostata (91%), del testicolo (94%) e della vescica (80%) – commentano i Presidenti delle Società scientifiche coinvolte, Carmine Pinto (AIOM), Riccardo Maurizi Enrici (AIRO), Gianpiero Fasola (CIPOMO), Maurizio Brausi (SIU) e Giario Conti (SIUrO) – Ma persiste ancora la problematica della comunicazione fra urologo, oncologo, radioterapista e le altre figure chiave coinvolte. Partendo da questa base, come società scientifiche ci siamo riuniti e abbiamo dato vita ad un processo per la condivisione culturale e la definizione del team multidisciplinare per i tumori urologici. Si tratta infatti di un processo insieme culturale e clinico-organizzativo. La patologia oncologica in ambito urologico necessita sempre più di una formazione e di un approccio di questo tipo”.

Gruppi di lavoro - “Abbiamo costituito cinque gruppi di lavoro – continuano i presidenti – che si occuperanno di temi specifici, che spaziano dall’organizzazione all’analisi della gestione economica fino agli aspetti istituzionali e normativi. Il risultato del loro lavoro sarà formalizzato il prossimo dicembre durante una Consensus Conference a Milano in cui i rappresentanti delle società scientifiche con il board dei presidenti saranno chiamati a  produrre un documento condiviso, che diventerà immediatamente operativo. In questo processo saranno coinvolti i rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni dei pazienti”.

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