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10 aprile 2015

Tumore al seno, con mammografia -30% di mortalità in 20 anni

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Getty Images

Grazie agli esami preventivi, negli ultimi decenni è drasticamente sceso il numero di morti per questo tipo di cancro. Ma, secondo gli esperti, ora bisogna abbassare l’età del primo esame a 45 e proseguire fino a 74 anni

Grazie agli esami preventivi negli ultimi ventitre anni, dal 1989 al 2012, la mortalità per cancro del seno è diminuita quasi del 30%: oggi il 90% delle donne colpite da questo tumore guarisce. “È necessario rendere le donne sempre più informate e consapevoli. Così potremo salvare più vite - afferma la dott.ssa Stefania Gori, Segretario nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) - Grazie alla disponibilità di farmaci innovativi e al trattamento personalizzato, sono migliorate le percentuali di sopravvivenza sia nella malattia in fase iniziale che in quella avanzata. Ma dobbiamo puntare di più alla prevenzione, sia primaria, legata cioè agli stili di vita corretti, sia secondaria, aumentando l’adesione agli screening”. L’appello alle istituzioni viene lanciato oggi degli oncologi riuniti nel convegno nazionale “CANOA”, realizzato con il patrocinio dell’AIOM e che si apre oggi a Verona.

La mammografia è un esame radiologico che non evita lo sviluppo della malattia ma, nel caso del cancro al seno, permette di individuarlo quando è ancora ai primissimi stadi. Grazie a questo test il 25% dei tumori diagnosticati ha dimensioni inferiori ai due centimetri. E’ possibile così intervenire con la massima efficacia. Ben il 70-80% delle neoplasie scoperte durante lo screening ha infatti buone possibilità di essere trattato con successo. Il test dura pochi minuti ed è svolto da un apparecchio chiamato mammografo. L’esame evidenzia addensamenti, microcalcificazioni e noduli anche di pochi millimetri. La dose di raggi X utilizzata è molto bassa e i rischi ipotetici sono decisamente inferiori ai benefici.
“Il cancro al seno non è una malattia ereditaria - prosegue la dottoressa Gori -. Si calcola che solo un caso su 10 dipenda da fattori ereditari. Ma la genetica è sicuramente importante. L’insorgenza dei tumori è dovuta infatti ad alterazioni funzionali di uno o più geni o, nella maggior parte dei casi, in mutazioni di singole basi che compongono la struttura del gene stesso. Fortunatamente, non è sufficiente la trasformazione di uno solo, ma, in generale, sono necessarie almeno 5 o 6 mutazioni a carico di diversi geni in una stessa cellula per innescare la malattia”.

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