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17 aprile 2015

Asma nei bambini, quando è colpa della sigaretta

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Getty Images

Molti genitori ignorano che il fumo provoca difficoltà respiratorie nei propri figli. Gli esperti: “Sia l’inalazione diretta che l’esposizione passiva rappresentano un serio fattore di rischio per lo sviluppo di patologie”

Difficoltà respiratoria, che si palesa con respiro rumoroso simile a un fischio, o la comparsa di tosse notturna sono alcuni tra i sintomi dell’asma; una patologia sempre più diffusa, soprattutto in età infantile. In Italia, secondo recenti stime, almeno un bambino su cinque soffre di questa malattia respiratoria, spesso in forma cronica. Uno dei fattori di rischio più pericolosi associati allo sviluppo della malattia in età infantile è l’esposizione dei più piccoli al fumo passivo.

Fattore di rischio
- “Sia l’inalazione diretta sia l’esposizione passiva al fumo di sigaretta rappresentano un serio fattore di rischio per lo sviluppo di patologie respiratorie, come l’asma – spiega il dott. Renato Cutrera, Presidente della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili e direttore dell’unità operativa di Broncopneumologia all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma – Nel fumo di sigaretta si sprigionano gas quali monossido di carbonio, idrocarburi aromatici, ammoniaca e formaldeide (di per sé tossici o irritanti) e sono presenti piccole particelle, dalla dimensione variabile, che possono penetrare, a seconda della loro dimensione, nel tratto respiratorio superiore, fino ad arrivare anche profondamente nei polmoni, nei bronchioli e negli alveoli. Inoltre, l’inalazione diretta o passiva esercita un’azione irritante sulle mucose di naso, gola, laringe. Proprio per questo, i figli di genitori fumatori sono più esposti a soffrire di tosse, raffreddore, mal di gola e otiti. Inoltre, chiunque soffre di asma, per ragioni diverse come un’allergia, e fuma o respira fumo passivo può andare incontro a crisi respiratorie, anche importanti”, aggiunge il dott. Cutrera.

Poca consapevolezza
- Il livello di conoscenza sui fattori di rischio del fumo appare ancora scarso, nonostante le numerose campagne di prevenzione e lotta al tabagismo: secondo recenti studi condotti sulla popolazione, circa il 49% degli adulti dichiara di fumare in presenza di bambini e negli ultimi anni si è registrato un incremento nel numero di ricoveri e richieste di intervento al pronto soccorso per bambini con crisi respiratorie.

Fumo di “terza mano”
-Ma gli effetti negativi del fumo non sono limitati all’inalazione diretta delle sostanze nocive provocate dalla combustione della sigaretta: “Accanto al fumo attivo e passivo, che in Inghilterra viene definito di ‘prima’ e ‘seconda mano’ – spiega il dott. Renato Cutrera – esiste anche quello di ‘terza mano’: vale a dire quello di cui si impregnano gli abiti del fumatore. E’ il caso di una madre che si accende una sigaretta sul balcone di casa, così da non viziare l’ambiente domestico. Lì per lì evita l’inquinamento dell’ambiente e l’esposizione del bambino al fumo passivo, ma poi rientra nell’appartamento con i vestiti impregnati, prende in braccio il suo bambino e gli fa comunque respirare sostanze tossiche. Non è così semplice cercare di sensibilizzare le famiglie anche nei confronti di quest’ultimo aspetto – conclude l’esperto – Il primo passo per contrastare il fumo è conoscere sia la pericolosità delle sigarette, sia i giusti comportamenti per prevenire l’accesso dei minori al tabacco”.

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