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17 aprile 2015

Tumore della prostata, sconfiggerlo con la medicina nucleare

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med

Getty Images

I radiofarmaci si rivelano efficaci per la cura di questo cancro che provoca più di 7500 decessi l’anno. Ecco come si somministrano e quali sono le accortezze da prendere durante il trattamento

Utilizzare materiale radioattivo per combattere il cancro. E’ questo il principio su cui si basa la medicina nucleare, un specializzazione sempre più importante nella lotta contro malattie importanti. Di queste nuove opportunità si discuterà fino a domenica a Rimini nel corso del 12° Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare ed Imaging Molecolare (AIMN). 

Sostanze radioattive - “La medicina nucleare usa sostanze radioattive per colpire le cellule tumorali – afferma il prof. Onelio Geatti Presidente Nazionale AIMN - A differenza della radioterapia classica, però, la somministrazione delle radiazioni avviene dall’interno e non dall'esterno dell’organismo. Fino a poco tempo fa, intervenivamo solo sul tumore della tiroide, ora invece abbiamo a disposizione il Radio-223 dicloruro (Ra-223), il primo radiofarmaco efficace contro il tumore della prostata. E’ il cancro più diffuso fra gli uomini del nostro Paese. Ogni anno si registrano, infatti, oltre 36.000 nuovi casi”.

Aumento della sopravvivenza - “Serviva una nuova arma contro una malattia che provoca più di 7.500 decessi l’anno - sottolinea il prof. Sergio Baldari Direttore U.O.C. di Medicina Nucleare dell’Università di Messina - Il Ra-223 è un radiofarmaco ad azione specifica sulle metastasi ossee e ha dimostrato di aumentare del 30% la sopravvivenza. Emette radiazioni alfa ed ha dimostrato, rispetto ad altre terapie, di non indurre danni evidenti al midollo osseo. Inoltre migliora in modo significativo la qualità della vita dei pazienti, soprattutto perché riduce il dolore osseo che contraddistingue la neoplasia”.

Il trattamento - “La medicina nucleare è sicura - sostiene Maria Luisa De Rimini Presidente del Congresso AIMN -. I farmaci che utilizziamo di solito vengono somministrati tramite iniezione e contengono dosi di materiale radioattivo molto basse. Per evitare eventuali dispersioni o problemi alle persone, che vivono vicino al paziente, è sufficiente prendere alcuni piccoli accorgimenti nei primi giorni del trattamento. Basta lavarsi bene le mani prima e dopo essere andati in bagno e tirare almeno tre volte lo sciacquone del WC, ridurre al minimo i contatti con donne in gravidanza o i bambini piccoli e la prima settimana bisogna evitare i rapporti sessuali”.

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