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13 maggio 2015

Bambini, la pelle si cura al sole

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Getty Images

Se presa in modo graduale e con una protezione idonea, l’abbronzatura può esser un valido aiuto nel trattamento delle dermatiti atopiche dei più piccoli. Ecco quali sono i consigli degli esperti e le nuove frontiere della ricerca

Il sole se dosato e preso nel modo giusto può rivelarsi un vero alleato per il benessere,  incluso quello della pelle. L’abbronzatura, infatti, se presa in modo graduale e progressivo, con una protezione solare idonea può esser un valido aiuto nel trattamento delle dermatiti atopiche dei bambini, una patologia in costante aumento. Circa il 20% dei bambini sono interessati da questo disturbo, che si presenta di lieve o moderata entità in 8 casi su 10. A rivelarlo è un recente approfondimento di Paidoss, l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza nel corso della tre giorni delle Scuole di Pediatria di Capri.

“Molte malattie come la dermatite atopica o la psoriasi – segnala Giuseppe Ruggiero, dermatologo pediatra e coordinatore scientifico nazionale di Paidòss – migliorano con l'esposizione al sole. Il bambino atopico può esporsi gradualmente a patto di proteggersi con indumenti (cappello, magliette), occhiali, ombrellone, evitando le ore più calde”. L’uso di solari con alto fattore protettivo è determinante. “Vanno applicati mezz’ora prima dell'esposizione, in abbondanza e su tutta la superficie esposta – insiste Ruggiero – e nessuna crema può essere considerata idrorepellente: dopo i bagni va riapplicata. La dermatite atopica è geneticamente determinata, appare in genere intorno ai due anni. Si diagnostica sulle caratteristiche cliniche (morfologia e localizzazioni tipiche, volto e superficie estensoria degli arti nei bambini piccoli, pieghe agli arti nei bambini più grandi), prurito, secchezza cutanea, e con test di laboratorio”.

Per il trattamento di questi disturbi cutanei, i cortisonici topici sulle lesioni arrossate sono i farmaci di prima linea nelle fasi acute; importanti le creme idratanti ed emollienti su tutto il corpo per la gestione della malattia, oltre all’uso di prodotti specifici per la pulizia. “La nuova frontiera – prosegue l’esperto – sono i ‘riparatori della barriera cutanea’. Lozioni prive di cortisone che migliorano prurito, irritazione, cute secca e lesionata, rompendo il circolo vizioso prurito-grattamento. Un esempio è quello con estratti dal girasole: oltre ad essere idratante, lenitivo e ristrutturante per la barriera cutanea, interviene sui fattori infiammatori. Può essere usato anche come terapia di mantenimento o ai primi sintomi di riacutizzazione, insieme agli idratanti/emollienti di sempre”.

Recentemente, gli studi sulla pelle si sono concentrati sul genoma di tutti microorganismi che abitualmente vivono all’interno e sulla superficie del nostro corpo (il cosiddetto microbioma): lo scopo è quello di identificare i batteri buoni che abitano la nostra pelle e sfruttarli per riparare i danni alla cute in modo naturale.

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