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27 maggio 2015

Immersioni subacquee per tutti grazie all’otorino

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Getty Images

Anche i non vedenti e i sordomuti possono praticare attività sportive sott’acqua. La dimostrazione è arrivata durante l’ultimo congresso del settore, dove l’apneista da record Enzo Maiorca ha tenuto un lezione con un gruppo di persone diversamente abili

Possono i non vedenti e i sordo muti praticare immersioni subacque? La risposta è sì! Oggi a Roma il famoso apneista Enzo Maiorca, che vanta 23 record del mondo di apnea, ha tenuto ad un gruppo di 30 persone diversamente abili un corso sub in piscina. Questo particolare lezione si è svolta all’interno del 102° congresso nazionale della Società Italiana di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale (SIOeChCF). “Abbiamo voluto dedicare una sessione dell’evento scientifico a questa bella iniziativa sociale – afferma il prof. Giuseppe Spriano Presidente nazionale della SIOeChCF - Ma durante il congresso sono previste altre immersioni: sarà possibile simulare le modifiche che avvengono nell’orecchio a - 50 -100 metri sotto’acqua. Sappiamo che la pressione dell’acqua può portare a danni, infezioni all’apparato uditivo, rottura del timpano, problemi che lo specialista ritrova poi nella pratica clinica”.

“Lo sviluppo della chirurgia dell’orecchio ha fatto passi da gigante negli ultimi anni permettendo di raggiungere ottimi risultati - ricorda la dott.ssa barbara Picchi dell’Otorinolaringoiatria dell’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma - Siamo ormai in grado di restituire l’udito anche ai sordi totali. Grazie all’elettronica e all’informatica possiamo sostituire anche la chiocciola, organo nervoso della percezione uditiva, con un impianto cocleare. Questo non è ancora possibile con gli altri organi di senso”.

“L’otorino non è più solo il medico che toglie le tonsille - prosegue Spriano - ma un chirurgo cervico-cefalico che utilizza tecnologie ultra moderne per operare una zona del corpo molto delicata. Il viso è una parte ben visibile e che ha un estrema importanza estetica. E’ nostro dovere preservarla perché non operiamo sulla pancia, dove basta una maglietta per coprire vistose cicatrici. Con la chirurgia tradizionale è possibile sostituire i tessuti rimossi trasferendo, con veri trapianti, porzioni di pelle da altre sedi del corpo”.

“Gli otorini nel nostro Paese sono circa 5.000 e rappresentano la quarta branca della chirurgia italiana - sottolinea il dott. Felice Scasso Segretario Nazionale SIOeChCF e Direttore dell’Otorinolaringoiatria dell’Ospedale P.A.Micone di Genova - Tra le varie patologie che affrontiamo ci sono anche i tumori della testa e collo. Sono neoplasie in forte aumento soprattutto quelli dell’orofaringe, più che raddoppiati negli ultimi anni per colpa del virus dell’HPV. Per questo c’è un integrazione terapeutica molto forte dell’otorino con il radioterapista e l’oncologo medico”.

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