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28 maggio 2015

“Progetto Epatiti”, a lezione di prevenzione in università

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Getty Images

Al via il tour nei principali atenei italiani per diffondere la cultura della prevenzione e di stili di vita corretti. L’infezione da HCV coinvolge 170 milioni di persone nel mondo, di cui 1,5 milioni in Italia

Ha preso il via con un tour nei principali atenei italiani, “Progetto Epatiti”, la campagna di sensibilizzazione nazionale promossa da Healthy Foundation, per far conoscere queste malattie infettive e le principali forme di prevenzione ai giovani.

“Il nostro progetto, il primo di questo genere nel Nostro Paese – ha sottolineato il prof. Sergio Pecorelli, presidente di Healthy Foundation e Rettore dell’Università degli Studi di Brescia Wealth & Health – è nato per diffondere la cultura della prevenzione che si concretizza con la conduzione di uno stile di vita corretto. Solo così si potrà ridurre il numero di casi e risparmiare importanti risorse. Attraverso la collaborazione di personale qualificato ed esperto, abbiamo realizzato un opuscolo informativo, due incontri nelle Università di Brescia e di Bergamo e stiamo organizzando nuove lezioni frontali in altri atenei”.

Gli incontri sono aperti a tutta la popolazione, in particolar modo ai giovani. “L’obiettivo – continua Pecorelli – è far conoscere un po’ più da vicino i virus dell’epatite e promuovere quei comportamenti quotidiani che ci aiutano a preservare la nostra salute. L’infezione da HCV, ad esempio, coinvolge complessivamente 170 milioni di persone nel mondo, ed è alla base di gravi patologie come le epatiti croniche, la cirrosi epatica ed anche forme tumorali al fegato. Questa malattia rappresenta un serio problema socio-sanitario, con più di 1 milione e 500 mila persone coinvolte solo in Italia”.

“La prevenzione è la vera arma efficace – aggiunge il prof. Pecorelli – Ancora oggi il contagio avviene attraverso il sangue di persone infette, con la condivisione di aghi o siringhe, o con la mancata sterilizzazione di strumenti usati per realizzare tatuaggi e piercing sulla pelle. La maggior parte delle persone che ha contratto quest’infezione, inoltre, ne è all’oscuro, non conosce o sottovaluta anche i sintomi: in questo modo la malattia può progredire in modo silente ed è facile che il virus venga trasmesso in modo inconsapevole, da una persona all’altra. Responsabilizzare le nuove generazioni sui fattori di rischio e insegnare loro quali accorgimenti adottare nel quotidiano, a partire da uno stile di vita sano, rappresenta una priorità”. Il progetto è reso possibile da un contributo incondizionato di Janssen-Cilag.

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