Caricamento in corso...
11 giugno 2015

Dai probiotici l’elisir di lunga vita

print-icon
yog

Getty Images

I batteri che colonizzano l’intestino sono studiati non solo per il trattamento dei disturbi dell’apparato digerente, ma anche in altri due importanti ambiti: la resistenza batterica agli antibiotici e la prevenzione dell’autismo

Per le  patologie intestinali, i probiotici e i prebiotici sono tra le categorie di prodotti più utilizzate.
I primi sono batteri che colonizzano l’intestino e ne modificano, in senso benefico, le funzioni. I prebiotici sono, invece, sostanze che stimolano la crescita dei germi utili nell’intestino. Nel corpo umano, infatti, c’è un vero e proprio organismo vivente invisibile, il microbioma, migliaia di ceppi batterici che vivono in simbiosi con noi all’interno del nostro intestino. Dal loro equilibrio dipende il nostro stato di benessere e gran parte della regolare funzionalità dell’intestino. In genere probiotici e prebiotici possono essere consigliati per il trattamento dei disturbi dell’apparato digerente che affliggono tante persone: dalla più comune diarrea, alla stipsi, fino alla sindrome del Colon Irritabile. Inoltre, una flora batterica poco efficiente condiziona un assorbimento non ottimale degli alimenti portando spesso ad allergie alimentari e intolleranza. Recentemente si è avuta la conferma scientifica che i probiotici possono prevenire e alleviare queste forma di allergia, in particolare tra i bambini.

Negli ultimi anni, anche la scienza si è concentrata molto sulle caratteristiche e sulle possibili azioni benefiche della microflora anche grazie allo studio del loro patrimonio genetico. I probiotici offrono, infatti, grandi promesse in due settori di rilievo medico e sociale:

La prevenzione dell’autismo - Appare ormai chiaro, che la flora intestinale della madre, soprattutto, dopo il parto cesareo, non viene ben trasferita al neonato (come invece accade durante il parto naturale). Questa condizione aumenta del doppio il rischio di sviluppare la malattia. L’obiettivo dei ricercatori è quindi individuare il trattamento con i probiotici più opportuno. Sono già in corso ampi studi negli USA e in Israele.

La resistenza batterica agli antibiotici - Sono quasi sempre in gioco batteri di origine intestinale (Enterobatteri) come il Clostridium difficile, che non risponde quasi più ad alcun antibiotico ed è responsabile di oltre 30.000 morti negli USA e di un numero anche maggiore in Europa. Una strategia per contrastarlo è quella del “trapianto fecale”: si infonde nell’intestino una soluzione di feci prodotte da un “donatore normale” (generalmente il coniuge o un congiunto). I risultati di questa strategia sono ottimi, ma il procedimento è sgradevole e la procedura molto complessa. Per questo, si punta ai germi “nemici”, cioè che non facciano crescere il Clostridium. Il candidato numero uno si chiama Barnesiella, un germe che non è patogeno, e riesce a contrastare il Clostridium. Per far crescere la Barnesiella all’interno dell’intestino, è possibile ricorrere a prodotti nutraceutici, come i derivati del fucosil-lattosio, un componente del latte materno. Al momento, questi prodotti vengono utilizzati nei nati prematuri, a maggior rischio di infezioni intestinali, ma in futuro si potrebbero ottenere importanti risultati anche nell’adulto.

Tutti i siti Sky