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29 giugno 2015

Salviamo la prostata con tanto sport e niente fumo

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med

Getty Images

Negli ultimi 20 anni la sopravvivenza globale al tumore della prostata è sensibilmente migliorata grazie a una diagnosi precoce e nuovi trattamenti combinati. Ma la prevenzione e i corretti stili di vita restano l’arma migliore

Nove uomini su dieci, colpiti da cancro alla prostata, oggi superano la malattia. “È una patologia subdola che, spesso, non presenta sintomi fino allo stadio avanzato - afferma il prof. Giario Conti, past president della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIURO) - La prevenzione è fondamentale. Svolgere una regolare attività fisica, seguire un’alimentazione equilibrata e povera di grassi su modello della dieta mediterranea, svolgere regolarmente attività fisica, abbandonare il vizio del fumo rappresentano la prima vera strategia di difesa contro i tumori a qualunque età”.

Dal 1995 ad oggi la sopravvivenza globale al tumore della prostata è sensibilmente migliorata grazie a una diagnosi precoce e mirata e ai nuovi trattamenti combinati (farmaci, chirurgia, radioterapia) sempre più efficaci e meno invasivi che consentono di cronicizzare la malattia senza alterare la qualità di vita dei pazienti. “Un successo importante  - prosegue Conti - determinato da vari fattori. Uno di questi è l’abiraterone acetato, il primo arrivato della classe delle terapie ormonali innovative e quindi anche la terapia di cui ad oggi si hanno più evidenze di utilizzo nella pratica clinica. Ha dimostrato risultati positivi  nei malati con tumore metastatico, resistente alla castrazione, come si conferma dai lavori presentati al nostro XXV Congresso Nazionale della SIURO, che si è chiuso martedì scorso a Roma”.

“Il tumore della prostata - afferma il prof. Daniele Santini Responsabile UOS Day-Hospital di Oncologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma - è molto sensibile agli ormoni androgeni, che giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo delle cellule tumorali e dunque favoriscono la progressione della malattia. L’abiraterone acetato è il primo farmaco in grado di inibire gli ormoni in ogni sede di produzione, diversamente da quanto avveniva con le terapie precedenti, e quindi abbassare significativamente i livelli ormonali”.

“La neoplasia - conclude il prof. Conti - si caratterizza per una crescita lenta ed è spesso presente in forma latente in circa il 70% degli anziani. Con questa categoria di pazienti, si preferisce monitorare nel tempo la malattia con una vigile attesa, cioè senza adottare nessun trattamento o esame fino alla comparsa dei primi sintomi. Se il tumore è più esteso si procede con la sorveglianza attiva, che prevede uno stretto controllo del malato con il PSA, visite e biopsie”.

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