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02 luglio 2015

Il fumo fa sempre male, anche quando è light

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Getty Images

In teoria dovrebbero avere meno catrame e nicotina. Ma in realtà si tende a fumarne di più e ad aspirare più profondamente, aumentano così il rischio di tumore. Ecco quali sono le ultime scoperte per la cura del cancro ai polmoni

La sigaretta è una “bionda” pericolosa che contiene 4.000 sostanze nocive per la nostra salute. E accendersene una è sempre un attentato al benessere. Consumare quelle light non limita assolutamente i danni. In teoria dovrebbero avere meno catrame e nicotina. È però ormai certo che anche le sigarette più leggere aumentano il rischio di tumori. Due le ragioni. Essendo light si pensa di poterne fumare di più e addirittura si tende ad aspirare più profondamente. Ciò ovviamente fa sì che in alcuni casi il fumo, con i suoi effetti cancerogeni, arrivi fino in fondo all’albero bronchiale dando luogo al temutissimo adenocarcinoma, tipico di queste cattive abitudini. Non esiste quindi un fumo “che fa meno male” e le sigarette sono sempre cancerogene.

Il tumore del polmone è tra le varie neoplasie quella più legata al fumo. Si calcola che infatti determini il 90% del totale dei decessi. Grazie alla ricerca medica gli oncologi hanno adesso a disposizione nuove cure in grado di migliorare la sopravvivenza. Il 20% dei pazienti con cancro in fase avanzata è vivo a tre anni. E’il più importante risultato mai ottenuto finora e il primo reale passo in avanti negli ultimi venti anni in una neoplasia particolarmente difficile da trattare. L’unica arma disponibile infatti era rappresentata dalla chemioterapia, poco efficace e molto tossica. Oggi nivolumab, un farmaco immunoterapico innovativo, ha le potenzialità per cambiare lo standard del trattamento ed è disponibile in Italia per uso compassionevole. Le nuove prospettive offerte dall’immunoterapia sono al centro della conferenza internazionale Immunotherapy and cancer, reality and hopes, promossa dall’AIOT (Associazione Italiana Oncologia Toracica), che si svolge domani a Napoli, con più di 150 esperti da tutto il mondo.

“Molto importanti anche i dati della sopravvivenza a uno e due anni, pari al 51% e al 25% dei pazienti – spiega il prof. Cesare Gridelli, Presidente AIOT e Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Ospedale ‘Moscati’ di Avellino - Solo il 15% dei casi di tumore del polmone riguarda i non fumatori, che di solito presentano mutazioni genetiche e possono essere trattati con farmaci a bersaglio molecolare. Ma l’85% delle diagnosi interessa i tabagisti, che non sono caratterizzati da queste alterazioni e non disponevano finora di alcuna arma realmente efficace”. “L’immunoterapia aumenta la sopravvivenza globale di circa tre mesi rispetto alla chemioterapia e, soprattutto, possiamo parlare di pazienti vivi a distanza di un triennio – afferma il prof. Filippo de Marinis, Past President AIOT e Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’IEO di Milano - Con la chemioterapia la sopravvivenza in fase avanzata invece non supera i 10 mesi. Siamo di fronte a una grande opportunità per le persone colpite da questo tumore. L’immunoterapia permette di sbloccare il freno che le cellule tumorali pongono al nostro sistema immunitario. E per i pazienti è facile capire che il tumore non viene curato da una molecola esterna ma grazie al sistema immunitario. La parte sana dell’organismo viene cioè rinforzata per attaccare quella malata. Questo messaggio risulta fondamentale nella comunicazione medico-paziente perché viene favorita l’adesione al trattamento. Il programma di uso compassionevole prevede che nivolumab possa essere utilizzato in Italia in pazienti con malattia avanzata già trattati con chemioterapia. Sono in corso sperimentazioni per verificare l’efficacia del farmaco immunoterapico sia in prima linea, cioè in persone non pretrattate, che in fase post-operatoria in cui le percentuali di guarigione sono elevate. Di fatto ci stiamo avvicinando alla concreta possibilità di abbandonare la chemioterapia nel trattamento del tumore del polmone. Si tratta di un grande vantaggio per i pazienti”.

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