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08 luglio 2015

Immuno-oncologia: la nuova frontiera per battere il cancro

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Getty Images

Secondo gli esperti “ci stiamo avvicinando alla concreta possibilità di abbandonare la chemioterapia nel trattamento dei tumori, come quello del polmone”. Un grande vantaggio per i pazienti, a cominciare dagli effetti indesiderati meno invasivi

Il fumo, questo sconosciuto. Otto italiani su dieci ignorano la pericolosità di una sigaretta. Il risultato? Disturbi e malattie respiratorie dovute al consumo di tabacco e all’esposizione passiva al fumo sono sempre più diffuse, soprattutto tra le donne. Il tumore al polmone (la più grave patologia correlata al fumo) non fa eccezione. Ogni anno in Italia un quarto delle nuove diagnosi sono, infatti, state registrate tra la popolazione femminile. La rinuncia permanente all’appuntamento con “la bionda” rappresenta la prima strategia efficace per prevenirlo, ma anche quando questo non basta, oggi i progressi della ricerca oncologica aprono la strada verso nuovi trattamenti, più sicuri e meno invasivi di quelli classici.

L’immuno-terapia è una delle nuove armi di cui clinici e pazienti  possono disporre per disarmare una volta per tutte il cancro. “Siamo arrivati a un punto di svolta – hanno spiegato il prof. Cesare Gridelli (Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Toracica - AIOT) e il prof. Filippo de Marinis (Past President AIOT) nel corso della conferenza internazionale Immunotherapy and cancer, reality and hopes, promossa a Napoli, con più di 150 esperti da tutto il mondo – Di fatto ci stiamo avvicinando alla concreta possibilità di abbandonare la chemioterapia nel trattamento dei tumori, come quello del polmone. Si tratta di un grande vantaggio per i pazienti”.

“L’immuno-oncologia funziona attraverso l’impiego di farmaci che hanno la capacità di attivare il sistema immunitario della persona portatore di tumore –  proseguono i due esperti di oncologia toracica – Il trattamento permette di sbloccare il freno che le cellule tumorali pongono al nostro sistema immunitario, che diventa così in grado di riconoscere le cellule malate e distruggerle. Si tratta di rieducare le nostre difese naturali a riconoscere le cellule tumorali come bersaglio. In questo modo, la terapia agisce solo sul tumore e non sui tessuti sani. La parte sana dell’organismo viene cioè rinforzata per attaccare quella malata. Un concetto cha anche i pazienti riescono a capire e che risulta fondamentale anche nella comunicazione medico-paziente perché favorisce l’adesione al trattamento e rappresenta uno stimolo positivo per il malato”.

“L’unica arma disponibile fino a ieri era rappresentata dalla chemioterapia, poco efficace e molto tossica. La chemio così come la radioterapia hanno effetti collaterali importanti, diversi da persona a persone e che possono minare la qualità di vita della persona malata – spiegano i proff. Gridelli e de Marinis – Con i nuovi farmaci immunoterapici, invece, gli effetti collaterali sono diversi e hanno un impatto inferiore sulla vita dei pazienti. Oggi un farmaco immunoterapico innovativo come nivolumab, ha le potenzialità per cambiare lo standard del trattamento ed è disponibile in Italia anche per uso compassionevole – aggiungono Gridelli e de Marinis – Molto importanti anche i dati sulla sopravvivenza: con la chemioterapia in fase avanzata non si superavano i 10 mesi. Oggi siamo di fronte a una grande opportunità per le persone colpite dal tumore del polmone: con l’immuno-oncologia un paziente è vivo a tre anni dalla diagnosi e con una qualità di vita migliore rispetto a qualche anno fa. Risultati che promettono bene anche per la cura di altre neoplasie”.

“L’immunoterapia rappresenta non solo un successo ma anche una scommessa per il futuro – concludono – E avrà sempre più spazio nel trattamento del cancro. I risultati positivi che stiamo ottengono ripagano il lavoro di chi fa ricerca e s’impegna per assicurare alla persona malata una qualità di vita e prospettive di sopravvivenza migliori”.

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