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09 luglio 2015

Fumo, il narghilé equivale a 100 sigarette

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Getty Images

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) boccheggiare dalla “shisha” può portare a molte patologie, tra cui i disturbi cardio-vascolari, tumori, tubercolosi, l´herpes e alcune malattie respiratorie come l´influenza

Una nuovo moda, molto pericolosa per la salute, si sta afferrando anche nei Paesi occidentale: il narghilè. Conosciuta anche come “shisha” o “hookah”, questa famosa pipa possiede un apposito contenitore d’acqua (spesso profumata) al cui interno passa una spirale che consente al fumo di raffreddarsi prima di venire inalato. Il sapore aromatico del tabacco lo rende uno strumento attraente per gli adolescenti. Molti giovani sottovalutano i suoi pericoli e ritengono (erroneamente) che la pipa ad acqua sia un modo più salutare di fumare rispetto a sigarette o sigari. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) boccheggiare dal narghilè equivale a 100 sigarette e può portare a non solo a un avvelenamento da monossido di carbonio, ma anche ad altre patologie come disturbi cardio-vascolari, tumori, tubercolosi, l´herpes e alcune malattie respiratorie come l´influenza.

Tutto i rischi del fumo  - Consumare prodotti a base di tabacco (anche nel caso del narghilè) nuoce gravemente alla salute non solo tua ma anche di chi ti sta attorno. Il fumo sia attivo che passivo determina il 90% del totale dei tumori del polmone. Ma solo 8 italiani su 10 sono consapevoli di questi rischi.  E’ quanto è emerso da un sondaggio condotto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) su oltre 3.000 cittadini e che oggi viene presentato in un convegno all’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli.
“Si tratta di una diffusa ignoranza che preoccupa, visto che la metà dei nostri concittadini ammette di accendersi spesso una “bionda” in presenza di bambini – afferma il dott. Nicola Normanno, Direttore del Dipartimento di Ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione ‘G. Pascale’ di Napoli - E per il 43% smettere con le sigarette non riduce il rischio di sviluppare questa patologia. In realtà la probabilità di sviluppare una neoplasia polmonare è 14 volte più alta tra i fumatori rispetto ai non tabagisti”.

Divieti anti-fumo - “Il 25% della popolazione italiana è esposto ai suoi rischi del fumo passivo - afferma il dott. Alessandro Morabito Direttore dell’Oncologia Medica Toraco-Polmonare del Pascale - Sarebbe opportuno estendere i divieti antifumo a tutti gli ambienti chiusi o troppo affollati come automobili, spiagge, stadi e parchi. Solo così è possibile difendere la salute di tutti i cittadini, specialmente delle persone più a rischio, come le donne in gravidanza e i bambini”. 

“In Italia il cancro del polmone è uno dei cosiddetti “big killer” ed è difficile individuarlo in fase iniziale - aggiunge il prof. Gaetano Rocco, direttore del Dipartimento Toraco Polmonare dell’Istituto Pascale di Napoli - Negli ultimi anni percentuale di persone che hanno superato la soglia dei 5 anni senza ricadute è aumentata negli uomini dal 10 al 14%, nelle donne dal 12 al 18%. Questi risultati positivi sono dovuti al miglioramento dei trattamenti chirurgici,delle terapie mediche ed anche alla ricerca”.

Il convegno di Napoli fa parte della campagna nazionale di sensibilizzazione sul tumore del polmone. L’iniziativa, promossa dall’AIOM con il patrocinio della Fondazione “Insieme contro il Cancro” e dell’associazione di pazienti “WALCE” (Women Against Lung Cancer in Europe), prevede un tour in otto regioni ed è realizzata con il supporto di Boehringer Ingelheim.

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