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20 luglio 2015

Vivere fino a 100 anni? Si può grazie a stili di vita sani

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Getty Images

Prende il via da Torino il “Tour della prevenzione oncologica nella terza età”, una campagna che, da luglio ad ottobre, porterà esperti in dieci città italiane per parlare di lotta alle neoplasie tra gli anziani

La fatidica soglia dei 65 non è più sinonimo di vecchiaia. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, nel nostro Paese vivono circa 19 mila persone che hanno 100 o più anni, mentre in 158 mila hanno tra i 95 e i 100 anni. Il segreto di tanta longevità? Una dieta sana e stili di vita corretti a partire dall’esercizio fisico, poco fumo e alcol. Buone abitudini che anche in età più avanzata esercitano un’azione protettiva sul nostro organismo, rallentano i processi degenerativi legati all’invecchiamento e riducono il rischio di malattie croniche importanti e anche l’insorgere dei tumori. Eppure il 79% degli italiani over65 ritengono che modificare lo stile di vita arrivati alla terza età non serva a molto. Per questo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica promuove il “Tour della prevenzione oncologica nella terza età”, una vera e propria campagna che porterà gli oncologi, da luglio ad ottobre, in dieci città italiane per parlare esclusivamente di lotta alle neoplasie tra gli anziani. L’iniziativa prende via questa sera a Torino e farà poi tappa a Catania venerdì pomeriggio, per proseguire con nuovi incontri da settembre nei centri della terza età di Bologna, Roma, Milano, passando per Firenze, ancora da Napoli a Trieste, da Ancona a Genova.

Piemonte - “Oltre un terzo dei piemontesi over65 è in sovrappeso, il 9% obeso, più del 18% consumano alcool in quantità rilevante, sei su dieci svolgono attività fisica con regolarità e il 22 % dei nonni è fumatore – spiega il prof. Mario Airoldi, coordinatore regionale per il Piemonte dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – un quadro preoccupante, frutto di convinzioni sbagliate”.

Prostata - Il tour vuole intercettare una fascia della popolazione per la quale non esistono finora programmi di informazione e prevenzione adeguati. “Nel corso dell’incontro di stasera – prosegue il prof. Airoldi – parleremo soprattutto del tumore alla prostata (il più frequente tra gli over75) per spiegare che si deve prevenire, ma anche che quando colpisce può essere vinto e si può tornare ad una vita normale. Oltre il 91% dei pazienti supera la malattia con una buona qualità di vita. A differenza di altri tumori, per quello prostatico non esistono ancora programmi di screening efficaci come la mammografia e il sangue occulto nelle feci”.

Abbandonare comportamenti a rischio come il fumo o la sedentarietà presenta enormi vantaggi anche se in un’età matura. Negli anziani, il rischio di cancro è 40 volte più alto rispetto alle persone di 20-40 anni e 4 volte maggiore rispetto a quelle di 45-65 anni. Stili di vita sani, non solo hanno effetti preventivi, ma quando si è colpiti dalla malattia, aiutano a rispondere meglio alle terapie e ad abbassare il rischio di recidiva.

Dieta mediterranea e attività fisica - “E’ ormai ampiamente dimostrata l’azione protettiva e antitumorale della dieta mediterranea e di una regolare attività fisica – continua prof. Airoldi  - in grado di contrastare i principali processi degenerativi legati all’invecchiamento, prevenire i disturbi cardiovascolari e metabolici e diminuire anche il rischio oncologico. Anche smettere di fumare in età avanzata, come confermano recenti studi, riduce il rischio di invalidità e mortalità fino al 34%”.

La campagna prevede, durante ogni incontro, anche la diffusione di opuscoli informativi, ed è resa possibile grazie a un contributo di Janssen, farmaceutica di Johnson & Johnson.

“La nostra azienda è orgogliosa di scendere in campo al fianco degli oncologi in un progetto così importante – afferma il dott. Massimo Scaccabarozzi, Managing Director di Janssen, che rende possibile il progetto – Le campagne focalizzate sulla prevenzione e sulla creazione di cultura sui tumori rappresentano la nuova frontiera nella collaborazione tra società scientifiche e aziende farmaceutiche. Il nostro scopo non è solo fornire ai pazienti le migliori terapie possibili ma contribuire a far sì che cultura, conoscenza e prevenzione possano continuare a diventare un’arma in più a disposizione per la sconfitta di un male, che conoscendolo meglio, può in primis essere evitato e poi, quando purtroppo dovesse presentarsi, essere curato nel miglior modo possibile”.

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