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10 agosto 2015

Attività fisica, medicina contro il tumore del colon-retto

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Getty Images

La pratica sportiva costante aiuta a diminuire il rischio di cancro del 22% nei maschi e del 29% nelle donne. Gli esperti: “Non serve essere super atleti. Bastano anche 30 minuti al giorno di camminata veloce o bicicletta”

Secondo indagini scientifiche svolgere regolarmente attività fisica riduce il rischio relativo di cancro del colon del 22% negli uomini e del 29% nelle donne. “La pratica costante di un po’ di sport deve essere consigliata perché riduce la mortalità e previene l’insorgenza di diverse neoplasie, patologie cardiovascolari e diabete - sottolinea il prof. Carmine Pinto presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) - Ricordiamo che fino al 40% dei tumori è prevenibile intervenendo sugli stili di vita. Non serve essere super atleti bastano 30 minuti al giorno di camminata veloce o bicicletta per tenere alla larga il cancro. La nostra società scientifica si impegna da anni in progetti di sensibilizzazione, indirizzati a tutti i cittadini, in particolare ai più giovani. Vogliamo essere un punto di riferimento nazionale per l’opinione pubblica e per le istituzioni sul problema dei tumori - prosegue Pinto -, non solo dal punto di vista della ricerca pura, di base e prettamente clinica ma su tutti i temi che portano un beneficio immediato o il più rapidamente possibile alle persone colpite e a tutti i cittadini in termini di prevenzione primaria”.

Un triste primato - Quella del colon-retto è la forma di cancro più diffusa in Italia ed è in costante crescita. Nel 2014 si sono registrati nel nostro Paese 52.000 nuovi casi, erano “solo” 50mila nel 2011. Rappresenta uno dei big killer in tutto il mondo. Sei persone su 10 riescono a sconfiggere questa neoplasia grazie alle nuove terapie. Ma la prevenzione rimane l’arma migliore. “Il 20% dei pazienti presenta, al momento della diagnosi, la malattia già in stadio avanzato - prosegue Pinto - Troppi italiani non aderiscono ai programmi di screening, fondamentali per individuare in fase precoce la malattia, quando può essere trattata con successo. Il test basato sulla ricerca del sangue occulto nelle feci è offerto gratuitamente dal nostro sistema sanitario a tutte le persone di età compresa fra 50 e 75 anni anche senza fattori di rischio specifici. Ma il 65,9% dei nostri connazionali over 50 e il 72,6% degli over 70 non hanno mai eseguito questo esame”.

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