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29 settembre 2015

Dieta mediterranea salva-prostata: meno tumori al sud

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Getty Images

Forti disparità tra le regioni italiane per incidenza di questa forma di cancro: la Campania occupa il penultimo posto, seguita soltanto dalla Basilicata, con tassi inferiori di un terzo rispetto al Piemonte ‘maglia nera’ e all’Umbria. Ecco perché la prevenzione comincia a tavola

Il tumore della prostata si alimenta a tavola: una dieta ricca di grassi saturi, fritti e carne rossa aumenta la probabilità di sviluppare il cancro. Lo dimostrano anche i numeri: le Regioni del Nord sono le più colpite mentre il Meridione, patria della dieta mediterranea, è la zona in cui si registra la minore incidenza. La Campania occupa il penultimo posto, seguita soltanto dalla Basilicata, con tassi inferiori di un terzo rispetto al Piemonte ‘maglia nera’ e all’Umbria, regione nota per l’elevato consumo di insaccati e bistecche. Per giocare d’anticipo sulla neoplasia più diffusa tra gli uomini, che registra 35mila nuove diagnosi nel 2015, si devono quindi privilegiare ortaggi gialli e verdi, olio d’oliva e frutta. Così facendo si può allontanare il rischio di contrarre il tumore che, comunque, rispetto al passato fa sempre meno paura: nell’ultimo decennio la mortalità è diminuita del 18%.

 

“L’innovazione in oncologia ha portato a cure sempre più efficaci che consentono di contrastare le neoplasie limitando il più possibile gli effetti collaterali delle terapie – afferma il prof. Riccardo Valdagni presidente nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) - Il tumore della prostata è in assoluto il più frequente tra la popolazione maschile del nostro Paese e dell’intero Occidente. Fino a pochi anni fa la malattia avanzata, o la recidiva, veniva combattuta solo col la terapia ormonale. Oggi esistono nuovi ed eccellenti medicinali, sia chemioterapici che radio-farmaci, che hanno cambiato radicalmente le prospettive, anche per la fase metastatica”.

 

“Per sconfiggere questa forma di cancro servono le Prostate Cancer Unit - prosegue il prof. Valdagni - Si tratta di strutture nate sul modello di quelle che da anni curano le donne malate di tumore del seno dove diversi specialisti lavorano insieme. Per rendere davvero possibile la multidisciplinarietà è necessario riorganizzare le nostre strutture sanitarie. La costituzione di Prostate Cancer Unit deve rispettare precisi parametri medici stabiliti in recente position paper della European School of Oncology”.

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