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18 novembre 2015

Tumori, qualità di vita fondamentale per tutti i pazienti

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ric

Getty Images

Non sempre i pazienti si sentono coinvolti nella scelta delle terapie. A parità di efficacia, è fondamentale individuare quei farmaci che garantiscono minori effetti collaterali. Come ad esempio le formulazioni orali che permettono di vivere il trattamento a domicilio con il supporto dei familiari

Dal cancro si può guarire, oggi sei italiani su 10 riescono a sconfiggere il tumore. Ma la qualità di vita del paziente colpito da cancro deve guidare la scelta della terapia. Otto oncologi su dieci sostengono infatti che un trattamento con un profilo di tollerabilità peggiore va scelto solo se garantisce una sostanziale superiore efficacia. Servono però nuovi strumenti per facilitare il dialogo con i pazienti: soltanto il 46% dei malati si è sentito realmente coinvolto nella scelta di terapie di pari efficacia ma con meno effetti collaterali. È quanto emerge da due sondaggi condotti lo scorso ottobre dalla Fondazione “Insieme contro il Cancro” su 533 oncologi e 354 persone colpite da tumore del polmone e del seno in fase avanzata, presentati oggi a Roma in un incontro con i giornalisti realizzato grazie a un educational grant di AstraZeneca.  

 

“Una migliore qualità di vita svolge un ruolo decisivo nell’adesione alle cure, come affermato dal 93% degli oncologi – spiega il prof. Francesco Cognetti, presidente Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ -. Spesso i pazienti interrompono le terapie proprio a causa dei disturbi causati dai farmaci. Per questo è fondamentale individuare, a paragonabile efficacia dei trattamenti, quei farmaci che garantiscono minori effetti collaterali. Inoltre il numero crescente delle formulazioni orali che permettono al paziente di vivere il trattamento a domicilio con il supporto dei familiari richiede una migliore collaborazione con la medicina del territorio”. 

 

“L’oncologo - afferma il prof. Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’IEO di Milano - presta molta attenzione alla qualità di vita, come sottolineato dall’84% dei pazienti. Una sensibilità che si traduce anche nella scelta della terapia che tende ad essere sempre più chemo-free, superando l’utilizzo della vecchia chemioterapia. Un trattamento più efficace, per essere preferito nonostante la peggiore tollerabilità, deve dimostrare un risultato migliore in termini di sopravvivenza di almeno 90 giorni per l’85% degli oncologi intervistati e di 6 mesi per il 41%. 

 

“Questi risultati mettono in luce l’alto livello del sistema assistenziale del nostro Paese e l’importanza di rendere sempre più efficiente l’accesso alle nuove terapie oncologiche – sottolinea la senatrice Fabiola Anitori, membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato -. Tre milioni di italiani vivono con una precedente diagnosi di malattia. I tumori rappresentano un’importante realtà multidimensionale non solo confinata agli aspetti clinico-assistenziali e di ricerca, ma anche gravata da rilevanti cadute sulla sfera affettiva, psicologica e familiare.

 

“È importante che l’oncologo assicuri una completa e chiara informazione per costruire un rapporto di fiducia con il paziente – afferma Elisabetta Iannelli, segretario Fondazione ‘Insieme contro il Cancro’ - Imparare a conoscere la malattia, le opzioni terapeutiche, i relativi effetti collaterali e gli strumenti per eliminarli o quantomeno ridurli, aiuta il malato ad affrontare con più forza e serenità il cancro. Gli permette inoltre di sentirsi parte attiva delle decisioni terapeutiche e aumenta la fiducia verso le competenze professionali del medico”.  

 

“Il malato non rappresenta un elemento passivo nella scelta terapeutica, a prescindere dalla sua età e condizione – conclude Annamaria Mancuso, presidente Salute Donna Onlus - La comunicazione della diagnosi e l’individuazione del trattamento costituiscono invece un processo in cui tutte le parti in causa giocano un ruolo attivo: rappresentano l’avvio di un percorso dinamico, flessibile, in evoluzione, da realizzare insieme”. 

 

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