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14 dicembre 2015

L’ipertensione? Colpisce anche i bambini

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Il 4% dei bambini alle elementari sono già ipertesi. Oltre a un maggior controllo della pressione, ecco i consigli della Società Italiana di Pediatria: riduzione del sale nella dieta; limitazione degli zuccheri (come il fruttosio contenuto nelle bevande zuccherate), aumento dell’attività fisica

Quattro bambini su 100 sono ipertesi già alle elementari. E il problema è sottostimato perché in età pediatrica la pressione non sempre viene misurata. Per ridurre i pericoli la prevenzione deve cominciare nell’infanzia per ridurre il rischio cardiovascolare. 

E’ questo l’appello lanciato dalla Società Italiana di Pediatria (SIP). “Un bambino iperteso sarà molto probabilmente un adulto iperteso, quindi a rischio di patologie cardiovascolari, che oggi rappresentano la prima causa di morte e di spesa sanitaria nei Paesi occidentali - spiega Giovanni Corsello Presidente SIP - La prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento dell’ipertensione dovrebbero iniziare in età pediatrica, superando il preconcetto che l’età evolutiva sia esente da questa patologia. Misurazioni sistematiche della pressione durante la visita pediatrica, ma anche nelle scuole, possono evidenziare un numero non trascurabile di bambini con valori elevati e consentire un intervento precoce”.

 

Durante il 71° e ultimo congresso italiano di pediatria la SIP ha presentato l’aggiornamento delle raccomandazioni sulla prevenzione e il trattamento dell’ipertensione arteriosa in età pediatrica. 

 

Dal documento emerge che il sale non è l’unico nemico. “La principale novità riguarda la relazione tra zuccheri semplici, acido urico e valori pressori - spiega Corsello - Gli zuccheri, e specificamente il fruttosio particolarmente contenuto nelle bevande zuccherate, aumentano la concentrazione di acido urico nel sangue, fattore che nei bambini è associato a un maggior rischio di ipertensione”.

 

Oltre alla limitazione degli zuccheri, i cardini delle raccomandazioni SIP per la prevenzione sono: agire sull’eccesso di peso; aumentare l’attività fisica e ridurre il sale nella dieta. 

 

“Rimane cruciale l’aspetto della “transizione”, cioè il passaggio dell’adolescente iperteso dal pediatra al medico dell’adulto - aggiunge Corsello - In questo campo c’è molto lavoro da fare, sia sul versante pediatrico che su quello dei medici dell’adulto. È necessario aprire dei canali di dialogo e di condivisione delle competenze, a vantaggio dei bambini di oggi che saranno gli adulti e gli anziani di domani”.

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