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17 dicembre 2015

Prevenzione e gioco di squadra, le strategie per salvare la prostata

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Getty Images

Ogni anno in Italia si registrano 35mila nuove diagnosi di carcinoma prostatico. E circa la metà interessa un uomo ultra60enne. Ecco perché l’AIOM ha deciso di lanciare un nuovo tour nazionale di sensibilizzazione il cui target sono proprio i più anziani

Un italiano su due (il 49%) ignora che corretti stili di vita possono prevenire l’insorgenza di un tumore. Mentre il 79% degli ultrasessantacinquenni ritiene che modificare le proprie abitudini sbagliate da anziani non serva a molto. Col risultato che nel nostro paese abbiamo il 46,4% di nonni in sovrappeso, il 16% obesi, il 21% fumatori, che consumano nel 40% alcool in quantità rilevante mentre solo quattro su dieci svolgono attività fisica con regolarità. Non solo il 40% dei pazienti oncologici e i loro familiari pensano che l’attività fisica non apporti alcun beneficio, il 23% addirittura è convinto che aggravi il tumore. 

 

“Si tratta di dati significativi, frutto di miti sbagliati – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e direttore dell’Oncologia Medica dell’IRCCS di Reggio Emilia – che testimoniamo quanto sia sempre più importante informare sulla patologia ed educare a stili di vita corretti non solo il paziente, ma anche chi interviene nella gestione quotidiana della malattia. Per questo abbiamo deciso di partire con il primo tour mai realizzato in Italia da una Società Scientifica contro i tumori negli anziani, una fascia della popolazione per la quale non esistono finora programmi di informazione e prevenzione adeguati. Abbandonare comportamenti a rischio come il fumo o la sedentarietà presenta enormi vantaggi anche se in un’età matura –. prosegue il prof. Carmine Pinto – Negli anziani, il rischio di cancro è 40 volte più alto rispetto alle persone di 20-40 anni e 4 volte maggiore rispetto a quelle di 45-65 anni. Stili di vita sani, non solo hanno effetti preventivi, ma quando si è colpiti dalla malattia, aiutano a rispondere meglio alle terapie e ad abbassare il rischio di recidiva. Abbiamo scelto di focalizzarci soprattutto sui tumori che interessano maggiormente la terza età, in primo luogo quello della prostata (il più frequente tra gli over75) per spiegare che si deve prevenire, ma anche che quando colpisce, può essere vinto e si può tornare ad una vita normale”. 

 

Dopo il successo raccolto nei primi 10 incontri, il tour AIOM “Prostata: contro i tumori vince chi gioca d’anticipo”, reso possibile grazie a un educational grant di Janssen, farmaceutica di Johnson&Johnsnon, prosegue fino a Natale con altre 4 tappe: oggi a Cosenza e Bari, il 21 a Terni e il 22 dicembre a Pescara per poi riprendere con nuovi appuntamenti nel 2016. 

 

“A differenza di altre forme tumorali fare diagnosi precoce per il cancro alla prostata risulta davvero complicato, in quanto non esiste un programma di screening di massa come per altri tipi di cancro – spiega il prof. Giario Conti, segretario nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) – La malattia a progressione lenta non ha sintomi specifici e ben definiti. Per questo, molte volte, si arriva ad una diagnosi tardiva. Delle 35mila nuove diagnosi di carcinoma prostatico che si registrano ogni anno in Italia, circa la metà interessa un uomo ultra60enne. In molti di questi casi viene adottata una strategia di tipo osservazionale nota come la sorveglianza attiva: si tiene sotto stretto controllo nel tempo il comportamento e l’evoluzione del tumore, riservando il trattamento (chirurgico, radioterapico, farmacologico) solo ai pazienti che ne abbiano bisogno e quando ne abbiano bisogno. In questa fase è importante suggerire al malato e ai suoi familiari quali accorgimenti adottare e garantire al malato una buona qualità di vita”.

 

“Un altro aspetto da non trascurare è il ‘contraccolpo’ psicologico e familiare della malattia – evidenzia il prof. Pinto – Compito dell’oncologo è sostenere l’impegno quotidiano dei familiari a intuire il disagio del paziente, stimolando a interagire di più con il personale sanitario. La gestione ottimale del malato deve avvenire con un approccio multidisciplinare che coinvolga più specialisti (oncologi, urologi, anatomopatologi, radioterapisti, psico-oncologi, ecc.) per rispondere alle reali esigenze del paziente oncologico”. Per approfondire questi temi a Milano si tiene oggi e domani la Consensus Conference che riunisce per la prima volta tutte le Società scientifiche che si occupano delle malattie oncologiche urologiche (AIOM, AIRO, AURO, AIRB, CIPOMO, SIU, SIUrO). Scopo? Intraprendere un processo culturale e clinico-organizzativo che possa offrire gli strumenti idonei per dare forza e unanimità ad un pensiero scientifico trasferibile anche ai decision makers istituzionali e arrivare a un documento condiviso e strutturato a vantaggio dei pazienti.

 

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