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21 dicembre 2015

Immigrate, visita ginecologica per una minoranza delle under 20

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Getty Images

Le ragazze di origine straniera vanno molto meno dallo specialista rispetto alle italiane (20% contro  70%). Questa mancata integrazione all’interno del nostro sistema sanitario nazionale preoccupa gli esperti del settore

Solo il 20% delle under 20 d’origine straniera, che risiede nel nostro Paese, è andata almeno una volta dal ginecologo. Il 70% delle loro coetanee italiane invece si è sottoposta alla visita con lo specialista. Una mancata integrazione di queste giovani, all’interno del nostro sistema sanitario nazionale, che preoccupa. Infatti il 34% degli aborti in Italia è praticato da un’immigrata. E’ questo l’allarme lanciato dalla Società Italiana della Ginecologia e Ostetricia (SIGO). 

 

“Sul territorio nazionale vivono più di 1 milione e 700mila straniere in età fertile - afferma il prof. Paolo Scollo presidente nazionale della SIGO - Oltre 155mila hanno meno di 20 anni. Nella stragrande maggioranza dei casi queste ragazze si rivolgono a noi quando è già troppo tardi. Per esempio ci chiedono la pillola del “giorno dopo” o di altri contraccettivi d’emergenza. Alla base manca una corretta cultura della prevenzione”. 

 

“Le giovani straniere sono una delle categorie più esposte al rischio di comportamenti sessuali non responsabili - sostiene il prof. Giovanni Scambia Direttore del Dipartimento Tutela della Salute della Donna della Cattolica di Roma e presidente del prossimo congresso SIGO - Infatti il loro tasso di abortivita’ è più del doppio di quello registrato tra le italiane di pari età. Per invertire questa pericolosa tendenza bisogna aumentare il livello di informazione avviando corsi specifici di educazione alla sessualità ed affettività”. 

 

“Le differenze culturali non favoriscono l’afflusso di donne nei nostri ambulatori - sostiene il prof. Enrico Vizza segretario nazionale SIGO e presidente del prossimo congresso SIGO - Il primo problema della lingua. Il 13% degli stranieri afferma di avere difficoltà nello spiegare correttamente in italiano i propri disturbi ad un medico. Per avvicinare a noi questi strati della popolazione dobbiamo puntare sulle “seconde e terze generazioni” di immigrati. Sono cittadini a tutti gli effetti nati e cresciuti nel nostro Paese e che parlano correttamente la nostra lingua. Spesso e volentieri fanno da tramite per la traduzione, la comunicazione e l´informazione e non solo in ambito medico-sanitario. Sono dunque un’importante risorsa insostituibile”.

 

“L’immigrazione ha portato al confronto culture molto differenti per quanto riguarda la sessualità, maternità o il ruolo della donna all’interno della società e famiglia - sottolinea il prof. Vito Trojano presidente nazionale dell’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) - Tra i vari medici specialisti noi ginecologi siamo quelli che più di tutti hanno a che fare con queste diversità. Dobbiamo imparare a gestire questo delicato aspetto della nostra professione. L’integrazione dei nuovi cittadini può cominciare nei reparti materno-infantili dove sempre più neonati vengono al mondo con nomi e cognomi non italiani”. 

 

“Il 48% delle straniere che partoriscono da noi hanno una scolarità medio-bassa - aggiunge il prof. Nicola Colacurci presidente nazionale e Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI) - Una su due è una casalinga che non lavora. Si tratta dunque di pazienti molto diverse rispetto alle neo-madri italiane che nel 25% dei casi ha una laurea. L’approccio che diamo a queste pazienti deve per forza essere diverso al di là della provenienza geografica”.

 

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