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05 settembre 2008

Rugby, l'inizio di una nuova era

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Antonio Raimondi

Antonio Raimondi spiega come cambierà il gioco: la novità principale è l'introduzione delle regole sperimentali, decise dall'International Board, che sono un po' diverse rispetto a quelle applicate nel Tri Nations.

"Una partita a scacchi giocata in velocità" è una delle definizioni che meglio descrive il gioco del rugby. Prendendo spunto da questo paragone scacchistico, le regole sperimentali (Elvs) spingono verso una trasformazione epocale del gioco del rugby. Infatti si modificano i ruoli dell'allenatore e quello dei giocatori. Per l'allenatore non ci sarà più una scacchiera sul quale muovere i propri "pezzi", ma una scacchiera sulla quale pedoni, alfieri, torri (piloni, seconde linee ecc.) si muoveranno autonomamente e saranno costretti a prendere a fare delle scelte individuali. L'allenatore dovrà insegnare ai giocatori le abilità per prendere la decisione giusta e i giocatori dovranno imparare a pensare di corsa. Si  completerà quel processo che già aveva allargato la linea di comando in campo da un solo leader, allenatore in campo come si diceva una volta, ad un gruppo di leader diviso per le varie aree del gioco. Nel rugby di domani ogni giocatore avrà la responsabilità di fare delle scelte.

L'applicazione, seppure in fase embrionale, di questa nuova attitudine, si è vista nell'Australia di Robbie Deans: "Non prova a dirti quello che devi fare - ha dichiarato qualche settimana fa il flanker dei Wallabies Rocky Elsom - ma piuttosto cerca di darti le abilità per prendere la decisione giusta". Così l'attitudine australiana al gioco sequenziale, tanto cara a Rod McQueen, si trasforma in un gioco multi-fase "recitato a soggetto" dove ogni attore non è parte di una recita prestabilita dal "capocomico-allenatore" ma deve inventare la propria battuta, ovvero fare la propria scelta di gioco. Come si è visto a tratti, ad esempio,  nella vittoria dell'Australia sul Sud Africa a Perth in luglio.

Quanto veloce sarà questa trasformazione, dipenderà molto dal tipo di riforma regolamentare avverrà nel futuro prossimo: sarà infatti una trasformazione lenta sotto le regole sperimentali che sono entrate in vigore dal primo di agosto in tutto il mondo, sarà una trasformazione super rapida con le regole che abbiamo visto applicate nel Tri Nations. Tra le varie "unions" è in corsa una guerra politica, tra i "conservatori" dell'emisfero nord (Inghilterra in testa) e gli "innovatori" dell'emisfero sud. Una guerra pericolosa, nelle quali il rischio è quella di una scissione, in codici di rugby, come successe con la divisione in rugby union (il gioco a 15) e rugby league (il gioco a 13).

Lotta politica a parte, dal punto di vista tecnico, il pacchetto in vigore nel Tri Nations si differenzia soprattutto per l’introduzione di linee di fuorigioco al momento del placcaggio e la depenalizzazione della maggior parte dei calci di punizione in calci liberi.  Sono differenze importanti, perché aumentano la velocità del gioco (riducendo le pause naturali) e moltiplicano le situazioni di gioco, rendendo impossibile giocare "a memoria".

E' un rugby sempre di più per super atleti, ma più che in un recente passato, è un rugby che richiede un aumento delle abilità individuali. Continuano ad essere necessarie le competenze tipiche di un determinato ruolo, ma aumentano quelle che rendono "universale" un giocatore. Ovvero il pilone continuerà a fare il pilone, la mischia continuerà ad essere determinante (guardatevi le polemiche di queste settimane sul gioco sporco della Nuova Zelanda e dell'Australia in mischia ordinata per capire che non c'è perdita d'importanza di questa fase) ma il super pilone non potrà fare solo il pilone, (vale per tutti i ruoli) perché si troverà durante la partita a dover prendere delle decisioni di gioco importanti.
Antonio Raimondi
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