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15 ottobre 2008

Henry contro gli emigranti, niente All Blacks

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Henry si schiera contro i giocatori neozelandesi attratti da campionati esteri

Il ct della Nuova Zelanda continua a snobbare i giocatori che giocano in campionati esteri: "Ne va della qualità e del valore del nostro Rugby. Anche il business dei diritti tv ne risente"

No all'emigrazione di talenti - Il trasferimento di giocatori neozelandesi all'estero "rischierebbe di diminuire la qualità del nostro gioco". Graham Henry, ct degli All Blacks, continua a dire no alla partenza dei giocatori neozelandesi verso altri campionati, non convocandoli in nazionale. Negli ultimi mesi sono stati tanti quelli che si sono trasferiti nell'emisfero nord: Collins, McAlister, Sommerville, Jack, Hayman, Masoe, Kelleher, Evans e Carter da dicembre (per pochi mesi però) solo per citarne alcuni. A questi va aggiunto il terza linea Daniel Braid, diventato il primo straniero a giocare in una franchigia australiana del Super 14, i Queensland Reds.

Salvaguardare il gioco - "Penso che ciò diminuirebbe il valore del rugby neozelandese - ha continuato il coach - Questo farebbe abbassare la qualità del nostro movimento. Di conseguenza diminuirebbero l'interesse per il gioco e poi i soldi dei diritti tv". Nei mesi scorsi il Sudafrica ha cambiato atteggiamento continuando a convocare i giocatori che hanno lasciato il campionato nazionale. Lo stesso non si può dire per Nuova Zelanda e Australia.

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