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02 febbraio 2011

Italrugby, Dondi : "Terzo posto è il nostro Grande Slam"

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Dondi (a sinistra) con Nick Mallett: sabato l'Italrugby debutta nel Sei Nazioni 2011 (Getty)

L'INTERVISTA. Il presidente della Federazione italiana si confida a pochi giorni dal debutto nel Sei Nazioni con l'Irlanda: "Dobbiamo sempre giocare per vincere, anche contro i verdi. E' finito il tempo delle promesse e delle sconfitte onorevoli"

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di CLAUDIO BARBIERI

Il conto alla rovescia per il via del Sei nazioni 2011 è ormai agli sgoccioli. Venerdì il calcio d'inizio del torneo con Galles-Inghilterra, poi sabato il debutto dell'Italia al Flaminio contro l'Irlanda. Gara storicamente difficile quella contro i verdi, mai battuti nel Sei Nazioni.

Il ct Nick Mallett deve fare i conti con alcuni infortuni eccellenti: il più pesante è quello di Mauro Bergamasco, che salterà tutto il torneo per il guaio alla spalla rimediato a novembre. L'obiettivo della squadra, come ripetuto nei giorni scorsi anche dal presidente del Coni Gianni Petrucci, è quello di riscattare una passata edizione deludente (una vittoria e quattro sconfitte, ndr). Dello stesso avviso anche il presidente della Federazione Rugby Giancarlo Dondi, da 15 anni alla guida della palla ovale italiana e artefice dell'ingresso dell'Italrugby nel Sei Nazioni.

Dondi, manca poco all'esordio nel Sei Nazioni. Al 'Flaminio' arriva l'Irlanda. Che cosa ci dobbiamo aspettare?
"E' giusto cercare di vincere sempre, anche nel debutto contro l'Irlanda. Per farlo dovremo dare più del cento percento, vista la forza dei verdi. I ragazzi sono carichi. Il tempo delle belle figure è finito, ora ci aspettiamo dei risultati. Abbiamo già battuto gli irlandesi, anche se mai nel Sei Nazioni. Se guardiamo i risultati delle nostre squadre contro le irlandesi nella Celtic League, allora non abbiamo speranze. Ma in Nazionale tutto è diverso. Inoltre la cabala ci sorride: nel 2000 battemmo la Scozia nella prima gara del Sei Nazioni e nessuno se lo aspettava. Dobbiamo essere ottimisti".

L'Italia potrà contare sull'appoggio dello Stadio Flaminio. Un aiuto importante, visto che nella storia del torneo gli azzurri hanno ottenuto sei delle sette vittorie tra le mura amiche.
"Avere lo stadio pieno fa piacere, specie dopo le prestazioni non certo esaltanti negli ultimi test-match. L'unica cosa che chiedo è al pubblico di Roma di essere più presente e partecipe. Dalle statistiche in nostro possesso abbiamo visto che sono molti quelli che arrivano da fuori. Per questo mi piacerebbe avere più romani sulle tribune".

Negli ultimi test match invernali la squadra sembrava aver compiuto dei passi indietro, sia a livello di gioco che di risultati. Dove può arrivare questa Nazionale?
"Dobbiamo dimostrare di essere maturati. Basta con le promesse, perchè a furia di non mantenerle rischiamo di tornare indietro. Abbiamo dalla nostra la gente, che riempie gli stadi e che ci segue in massa in trasferta. Questo è il segnale che il popolo del rugby ci crede. Non siamo molto distanti a livello europeo dalle migliori: Francia e Inghilterra hanno un serbatoio superiore, ma noi dobbiamo metterci subito alle loro spalle".

Vincere il torneo è ritenuto da tutti un'utopia. Ritenendo Francia e Inghilterra ancora inarrivabili, si può puntare ad un terzo posto?
"Il terzo posto sarebbe un ottimo risultato, sarebbe come vincere facendo il Grande Slam. Noi dobbiamo sempre giocare per vincere, poi se alla fine l'avversario è più forte ci leveremo il cappello. Il nostro obiettivo è di colmare il gap con le migliori. Abbiamo tanti infortunati, ma non dobbiamo piangerci addosso. Abbiamo una rosa di qualità e per questo abbiamo l'obbligo si superare le difficoltà di questo tipo".

Il ct Nick Mallett, alla guida della Nazionale dal 2008, è a rischio (5 vittorie e 26 sconfitte il record). Questo Sei Nazioni sarà decisivo per la sua permanenza sulla panchina dell'Italia?

"Mallett è una persona intelligente e sa che tutto dipende dai risultati. Anche se c'è la stima umana, non si può confermare un allenatore che vince poco. Tutto gira intorno ai risultati. Per questo abbiamo deciso di comune accordo di parlare del rinnovo alla fine del Sei Nazioni. Giocheremo a carte scoperte in vista della Coppa del mondo, per evitare di ripetere l'errore fatto con Berbizier nel 2007".

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