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03 febbraio 2012

Un uomo solo al comando: se l'arbitro non è una comparsa

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Nel rugby il direttore di gara è chiamato a prendere una specifica decisione circa duecento volte a gara, una ogni trenta secondi. E le squadre studiano tutto di lui per imparare a... "maneggiarlo": accadrà anche a Owens, arbitro di Francia-Italia. VIDEO

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di Antonio Raimondi

Arbitri, maneggiare con cura. Nel rugby potrebbe sembrare strano mettere al centro dell'attenzione gli arbitri, ma nel rugby moderno, pur rimanendo il totale rispetto nei confronti di chi ha il compito di far rispettare il regolamento di gioco, l'uomo (quasi) solo in campo è uno degli elementi più importanti per la riuscita dello spettacolo.

Il rispetto è dovuto per la figura dell'arbitro in generale ed in particolare per quello di rugby, perché in nessun altro sport è chiamato a dover prendere una specifica decisione per circa duecento volte a partita, una ogni trenta secondi, con multiple opzioni, in modo immediato e un'ampia possibilità di interpretazione, anche quando la decisione sembra molto facile da prendere, nel giudicare un "in avanti" (curiosate qui).

L'arbitro di rugby, per ora, rimane solo, esposto nelle sue debolezze da squadre che studiano di lui tutto, meticolosamente: profilo psicologico, linguaggio del corpo, quali falli fischia e quali lascia passare e così via. Se poi le cose vanno male, diventa facile spostare l'attenzione sui probabili errori dell'arbitro, piuttosto che sui propri. Gli arbitri del prossimo Sei Nazioni sono chiamati, come sempre, a dare uniformità di interpretazioni seguendo l'indicazione di precisione nel fischiare l'ovvio e il chiaro. Rispetto alla Coppa del Mondo nulla è cambiato e sono rimaste le stesse key areas evidenziate prima del torneo mondiale da Paddy O'Brien il responsabile degli arbitri per l'International Board. Senza andare nel dettaglio l'attenzione è richiesta: sul breakdown sottolineando l'obbligo del placcatore di rotolare via e del placcato di mettere a disposizione il pallone; il gioco pericoloso, punibile partendo dal cartellino rosso e a scendere a secondo della gravità del fallo; la maul punendo le protezioni davanti al portatore di palla; il fuorigioco attorno all'area del brakdown e sul gioco al piede; la mischia ordinata nelle chiamate per l'ingaggio e nella posizione e legatura dei piloni.

E' già tanta "roba" per un uomo solo. Per l'Italia l'esordio con la Francia sarà sotto la giurisdizione del gallese Nigel Owens, arbitro da trattare con cura, come ha imparato il neo azzurro Tobias Botes durante la Celtic League contro Munster. La disciplina e la capacità di "giocare" con l'arbitro, rientra nella qualità delle grandi squadre e per raggiungere l’obiettivo promesso da Jacques Brunel dobbiamo imparare anche come "maneggiare" l’arbitro.

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