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11 febbraio 2012

Sei Nazioni, l'Italia ci prova ma cede contro l'Inghilterra

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A Roma gli azzurri di Jacques Brunel hanno sfiorato l'impresa contro i campioni in carica, ma alla fine la spuntano gli avversari con il risultato di 15-19. Grande delusione, perchè gli inglesi erano alla portata. VIDEO E FOTO

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di ANTONIO RAIMONDI

La delusione è grande, perché le sensazioni della vigilia sono state confermate in campo: quella di quest'anno era un'Inghilterra alla portata dell'Italia. Una delusione chiara sul volto di Sergio Parisse, man of the match, sui volti della gente che ha salutato la nazionale al giro di campo e sicuramente dei tanti che si sono appassionati davanti alla televisione.

A mente fredda, però, il 19 a 15 dell'Olimpico deve essere analizzato, lasciando da parte gli aspetti emotivi, per individuare le cose positive e quelle negative, un po' come guardare il classico mezzo bicchiere, pieno o vuoto.

Oggi quello che è mancato è la capacità di gestire la partita ad iniziare dallo staff tecnico. Dentro Botes, fuori Burton proprio nel momento del massimo vantaggio azzurro (15 a 9). Certo la valutazione di Burton non è completamente positiva, pesano un paio di errori nei piazzati e un paio nei calci per guadagnare terreno, ma l'ingresso di Tobias Botes è stato un azzardo, tanto più perché Brunel ha spiegato di averlo inserito, per poterlo valutare a questo livello. Non sappiamo se con in campo Burton avremmo vinto, ma in quel momento della partita l'Italia stava battendo l'unica squadra del Sei Nazioni che non è mai riuscita a battere, c'era un traguardo parziale, ma storico da raggiungere.

E' stata anche una partita giocata sugli episodi, perché nessuna delle tre mete, due dell'Italia e una dell'Inghilterra, è stata costruita. Seppure negli episodi, gli azzurri non sono stati abbastanza bravi da sfruttare il momento favorevole. Dalla partenza forte degli inglesi nel primo tempo sono arrivati tre punti dell'Italia. E qui viene l'attenzione al dettaglio, forse l'abitudine ad avere la partita in mano, perché quando l'Inghilterra si è ributtata in avanti, la meta è arrivata da un pallone rubato dall'Italia. Un “grillotalpa” capolavoro di Barbieri, un altro che ha fatto lavoro sodo, è stato buttato via con leggerezza. Pensate a quale valore psicologico avrebbe avuto quel pallone recuperato se Bortolami avesse fatto una scelta più conservativa, più controllata, o se Masi avesse calciato più rapidamente il lungo linea, ricacciando indietro l'attacco? Senza dare colpe, sono quei dettagli che purtroppo a questo livello fanno la differenza e che avrebbero indirizzato la partita in modo differente.

E' funzionata meglio la difesa, dovevamo aspettarcelo perché naturalmente occorre tempo, per sincronizzare i movimenti, ma soprattutto gli azzurri hanno placcato con efficacia, siamo al 95% dei placcaggi riusciti, dentro quella percentuale del 5-6 per cento di errore, limite indicato dallo stesso Brunel per meritare il livello internazionale. Non solo, dell'Italia è piaciuto anche l'impatto fisico.

Il problema più grande per Brunel rimane quello della mediana e del calciatore, perché poi andando a fare strettamente il conto delle occasioni avute, sfruttandole tutte avremmo vinto ugualmente.

Capitolo a parte l'arbitro Garces, che ha lasciato più di una zona d'ombra, in particolare, come si temeva, nell'area del break-down e della mischia ordinata. Questo per segnalare che l'International Board ha un problema da maneggiare con cura, ma al quale mettere rimedio, nei prossimi due anni, per poter arrivare alla prossima Coppa del Mondo con i compiti fatti e un rugby più facile da leggere e dirigere.

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