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23 febbraio 2012

Sei Nazioni: azzurri in raduno tra un tweet e una mischia

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Al termine degli allenamenti c'è chi si ferma a vedere Lazio-Mogliano, match di Eccellenza

L'Italia di Brunel prepara il match con l'Irlanda, terzo incontro del Sei Nazioni in corso. Il clima è sereno e i ragazzi si divertono facendo filmatini che pubblicano su Twitter. A fine allenamento, tutti a vedere i rugbisti del futuro. VIDEO E FOTO

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di SIMONE DE LUCA

C'è chi parte, c'è chi resta, c'è chi esordisce nel sei nazioni e chi veste una maglia che non è la sua ma non fa nulla perché l'importante è giocare. C'è chi scherza, ma solo quando non si allena e chi sta imparando la nostra lingua ma si fa già capire, se non con le parole almeno con le facce, gli sguardi e i gesti perchè, in fondo a gesticolare non siamo solo noi italiani ma anche un uomo con i baffi che viene dai Pirenei. Descritto così sembra il circo equestre ed invece è la nazionale di rugby in preparazione alla terza partita del sei nazioni contro l'Irlanda.
A partire è Mauro Bergamasco, squalificato per 4 settimane per una gomitata ritenuta gioco pericoloso ad un avversario, Rhys Webb durante Aironi-Ospreys del 17 febbraio scorso. Nel rugby le squalifiche valgono a tutti i livelli quindi per lui niente nazionale, niente club, niente niente. E dispiace vedere i riccioli di Mauro che se ne vanno dal raduno azzurro sapendo di non tornare, almeno per questo torneo. Del resto la concorrenza in terza linea è fortissima e sarebbe stato comunque difficile vederlo titolare. Ma la sua esperienza, anche nell'economia del gruppo, era comunque utile. Chi resta: i convocati per l'Irlanda, titolari e riserve, compresi 23esimo e 24esimo uomo. In fondo li leggete tutti, ma proprio tutti ma intanto vogliamo soffermarci su alcuni di loro. Sull'uomo, Botes, che veste una maglia che non sente sua, quella numero 10, ma che pur di giocare farebbe anche il pilone. E pur di farsi perdonare i due calci sbagliati con l'Inghilterra farà di tutto. Titolare al posto di Burton per cercare di far diventare il gioco al piede un'arma offensiva della nostra nazionale. E resta, saldissimo, Michele Rizzo: 29 anni, con l'Irlanda esordirà in prima linea nel sei nazioni dopo aver collezionato finora solo 2 presenze in nazionale. Lui, che era arrivato in raduno come sostituto dell'infortunato De Marchi, con allenamenti al massimo ha convinto Brunel a dargli una possibilità.

C'è chi scherza dicevamo in apertura di pezzo: D'Apice, Canale e Parisse, pur orfani di Castro, si mantengono in forma (controllare i profili Twitter per conferma). Sempre e rigorosamente nel (poco) tempo libero. Canale, stavolta non titolare perché sostituito da Sgarbi, se la cava con i piedi da buon argentino. Ma anche con le mani ci prende: spin pass (il passaggio con la palla ovale che gira e fende l'aria) e lo smartphone di Yarno Celeghin, uno dei fisioterapisti azzurri, fa un bel volo.



Poco male, telefono intatto e video virale per vivere un po' del raduno azzurro fatto e twittato. Ma scherzi e battute durano poco se c'è da allenarsi sul serio e provare le mischie (guarda il video da Twitter).

Brunel controlla tutto, corregge e dà indicazioni. Magari manca qualche vocabolo, che arriverà nei prossimi mesi vista la rapidità con cui il CT migliora il suo italiano, ma si fa capire, anche a gesti ed espressioni.

Finiti gli allenamenti, nella mezza giornata di riposo del mercoledì precedente la partita c'è anche la possibilità di vedersi un match di eccellenza proprio all'interno del centro Coni dell'Acqua Acetosa: Lazio-Mogliano, 27 pari e partita divertente.

Finito con i grandi, quelli del campionato d'Eccellenza, c'è spazio per i piccoli, quelli della Primavera Rugby. Ed immaginate voi di essere un bambino che gioca a rugby, che si allena tra erba (poca) e fango (tanto), per portare quel pallone oltre una linea bianca, che quei campioni che portano la maglia azzurra li ha visti in foto, in tv su Sky, o al massimo allo stadio mano nella mano con il papà. Beh, immaginate di essere quel bambino e pensate a cosa si possa provare ad allenarsi con quei campioni, si proprio loro, i giganti dalla maglia azzurra.

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