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22 febbraio 2013

Galles, l'Italia deve domarlo anche senza il capitano

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SEI NAZIONI . Dominguez e Raimondi animano un "Punto di incontro da non perdere". In video, l'ex campione spiega come fermare il Galles, mentre Antonio analizza il particolare momento azzurro senza Parisse

di Antonio Raimondi

Negli sport di squadra non ci si può soffermare troppo sugli assenti. Quello che conta è il qui e ora, anche se l'assente è uno come Sergio Parisse. Si gioca con chi è disponibile, sotto la neve, come lo scorso anno contro l'Inghilterra, o con il sole, come contro la Scozia. Le grandi squadre restano tali, indipendentemente dalle varie condizioni.

Per nascondere l'assenza del capitano ci saranno Manoa Vosawai e lo sforzo degli altri quattordici, perché poi resta il grande obiettivo di una vittoria contro il Galles, non facile, ma neppure impossibile, anche stando alla storia. Dopo il primo anno di esperimenti, oggi le scelte di Jacques Brunel sono facili da comprendere e anche da condividere, sempre ispirate a quell'equilibrio che è stato il mantra dall'inizio della gestione del nostro commissario tecnico. Così è apparsa scontata la scelta del numero otto del Benetton Treviso, quanto l'inserimento di Antonio Pavanello in seconda linea, con il chiaro compito di comandare la rimessa laterale, nella speranza di potersi ancorare a questa importante fase di conquista, magari inquinando quella gallese, che resta la piattaforma preferita per arrivare alla meta. Scontato anche l'avvicendamento in mediana, dopo la pessima prestazione di Edimburgo di Tobie Botes e Luciano Orquera, che hanno aggiunto errori alla già difficile condizione di dover giocare dietro un pacchetto di mischia che stava perdendo la battaglia fisica.

Dentro quindi Ugo Gori e Kris Burton, affiatati dall'essere compagni di squadra con il Benetton. Gli altri sono quelli che hanno giocato contro la Scozia con Gonzalo Canale confermato al posto di Alberto Sgarbi, che rimarrà fuori per infortunio per tutto il Sei Nazioni.

Più sorprendente invece la scelta del capitano al posto di Sergio Parisse, anche se già a giugno Castrogiovanni aveva avuto l’onore nel tour in Canada e Stati Uniti. Il pilone azzurro, reduce dal Festival di Sanremo, dovrà gestire la maggiore responsabilità, senza perdere concentrazione sulla battaglia personale che deve affrontare in mischia ordinata. L'Italia deve riprendere il filo spezzato a Edimburgo per confermare che la vittoria con la Francia non deve essere considerata un exploit, ma l'inizio del consolidamento del nuovo livello, che dovrebbe poi tradursi in una posizione nel ranking mondiale all’interno delle prime otto. Una vittoria con il Galles potrebbe portarci almeno tra i primi nove.

Serve una prova convincente, una vittoria contro una squadra che dopo aver vinto a Parigi contro la Francia, ha di nuovo la possibilità di vincere il torneo, anche se ormai il grande slam è svanito con la prima sconfitta contro l’Irlanda. Era strano vedere il Galles sconfitto per otto volte consecutive, perché sulla carta le differenze tra la squadra del Grande Slam 2012 e quella della serie nera, poi interrotta a Parigi, non erano evidenti. Qualche infortunio di troppo, non c'è dubbio, ma probabilmente era più una situazione da psicologo che da allenatore.

E' qualcosa che sta sperimentando anche la Francia, un problema che nello sport professionistico, si ripropone ciclicamente in quasi tutte le squadre, che ha a che fare con la motivazione, la stanchezza mentale, cose che hanno un peso maggiore in uno sport dove il combattimento è elemento fondamentale. Per gli azzurri sarà importante testare fin dal primo minuto la voglia di lottare degli avversari. Serve un rugby duro, anche se i gallesi hanno tutta la forza fisica per metterci sotto e gli azzurri devono verificare se i gallesi hanno anche la motivazione per farlo. In un certo senso bisogna imitare la Scozia, battuta nettamente nella collisione all’esordio dall’Inghilterra e poi risorta contro l’Italia, aggiustando il comportamento nei punti d’incontro.

L’Italia contro la Scozia, per ammissione del capitano Parisse, è stata ridicola nel breakdown. Le riflessioni a caldo, per quanto estreme, avranno prodotto una reazione e un lavoro tecnico, da tradurre in campo. L’essenza della partita è racchiusa in quei centimetri che si riusciranno a guadagnare nella collisione. Difficile predirne l’esito, perché non è solo una questione tecnica, ma gli azzurri sanno giocare con cuore e sacrificio.

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