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15 novembre 2013

Calma, ordine, mischia, difesa: come battere le Fiji

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Dopo la pesante sconfitta con l'Australia , gli azzurri di Brunel devono battere le isole Fiji nel test match di sabato a Cremona: le cinque chiavi per vincere una sfida che vale molto

di Antonio Raimondi

La pressione è tutta sull’Italia nella sfida con Fiji. La brutta sconfitta, 50 a 20, subita contro l’Australia, ha aggiunto difficoltà al match di sabato che mette a confronto l’undicesima (Italia) con la dodicesima (Fiji) del ranking mondiale. Perdere significherebbe arretrare nella classifica al tredicesimo posto, posizione inaccettabile per chi, nella peggiore delle ipotesi, dovrebbe restare nelle prime dieci del mondo. Proviamo quindi a giocarci la partita in cinque punti.

Iniziamo da un britannico “don’t panic”. Il pericolo del tredicesimo posto nel ranking, la sconfitta contro l’Australia, i test di giugno con tre sconfitte su tre, compresa quella per 39 a 10 contro Samoa, altre isole poco ospitali, rugbisticamente parlando, sono gli elementi di disturbo nella testa degli azzurri che affrontano Figi. E’ vero che da latini, facciamo le miglior cose quando stiamo per toccare il fondo e la condizione è disperata, ma questa occorre il massimo della lucidità. Non possiamo permetterci di sottovalutare una squadra che ha tra i quindici titolari sette che giocano nel campionato francese al più alto livello.

La mischia ordinata contro l’Australia doveva essere un punto di forza e alla verifica del campo è stata portatrice di problemi. Sarebbe oltre modo preoccupante se la pessima prestazione fosse ripetuta contro Fiji. Sappiamo che in settimana Jacques Brunel ha lavorato sulla mischia ordinata e già questo dovrebbe essere garanzia. Anche la composizione sembra più equilibrata con Geldenhuys pronto ad ancorare a destra, come accaduto anche nel secondo tempo contro l’Australia.

Dobbiamo cercare di mettere ordine nella nostra partita, per non scivolare sul piano preferito dai figiani. L’ultima volta che li abbiamo battuti, nel 2010 a Modena, Mirco Bergamasco ha segnato tutti i ventiquattro punti, attraverso otto calci di punizione. Non sarà diverso a Cremona e la vittoria è l’unica cosa che conta.

Dobbiamo dimostrare di aver imparato la lezione presa dall’Australia. Dato per scontato e acquisito che la difesa deve rallentare il gioco dell’attacco, dobbiamo dimostrare di saperci adattare alla situazione di giornata. Troviamo una squadra che non è certo organizzata come l’Australia, ma ha individualità e capacità di gioco molto istintive. L’organizzazione difensiva funziona soltanto se ogni elemento svolge al massimo i suoi compiti. Quindi, prima di tutto, placcare e vincere la collisione, che serve anche per inibire la capacità dei figiani di riciclare il pallone, prima di passare da un raggruppamento.

Per finire l’arma vincente. Opporre il nostro ordine al caos di una squadra come quella figiana che non ha molto tempo per lavorare insieme, ci dovrebbe garantire di ancorare il nostro gioco alla rimessa laterale. Da lì, attraverso la maul (cassaforte) possiamo produrre molto. Abbiamo visto quanto sia importante battere Figi, anche perché ci sono da festeggiare Sergio Parisse e Martin Castrogiovanni che raggiungono il traguardo dei 100 cap in maglia azzurra.

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