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23 novembre 2013

Tutto in tre parole: ecco come si batte l'Argentina

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All'Olimpico arriva l'Argentina: l'Italia di Brunel è pronta (Foto Getty)

ANTONIO RAIMONDI spiega come l'Italia possa chiudere in bellezza il mese di novembre, con l'ultimo test match contro i Pumas . Pazienza, placcaggio, disciplina: i segreti sono questi

di Antonio Raimondi

Tre parole per battere l'Argentina all'Olimpico di Roma, rientrando così tra le prime dieci del ranking mondiale.

La prima è pazienza, perché l'Argentina la puoi battere con stile se ti chiami All Blacks o Wallabies, altrimenti rischi soltanto di aumentare le probabilità di una sconfitta. Il cielo di Roma ha fatto cadere pioggia venerdì, per la partita è prevista ancora acqua, che dovrebbe rendere ancora più difficile la gara di chi vuole giocare alla mano. Jacques Brunel sta provando ad ampliare le possibilità di offendere della nostra squadra, un po' come sta cercando di fare l'Argentina, dopo essere entrata nel Rugby Championship con Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. Un rugby ad una dimensione, chiuso e basato sulla forza del pacchetto di mischia, non è sufficiente contro le prime tre o quattro del mondo, ma tra decima (Argentina) e undicesima (Italia) è tutta un'altra storia. Per questo occorre pazienza, stare sempre davanti nel punteggio, come ha sottolineato il ct Brunel, perché è una partita che potrebbe rompersi nel punteggio alla fine, ma si giocherà sul singolo punto, sul singolo episodio. Pazienza, perché bisogna attendere l'errore dell'avversario, piuttosto che l'avventura e il rischio.

La seconda parola inizia sempre con la P. Placcaggio. Scusate la banalità, visto che stiamo scrivendo di rugby. Meno banale se pensiamo alla partita con l'Australia o a quella vinta la scorsa settimana con Fiji. Senza solidi placcaggi rischiamo di andare subito in difficoltà, anche perché nella linea arretrata abbiamo tanti giovani che non hanno avuto neppure molto tempo per automatizzare i movimenti difensivi di squadra.

La terza parola è disciplina. L'arbitro è il neozelandese Chris Pollock. Non è Glen Jackson, che ha diretto Italia-Australia, ma lo stampo e la voglia di tenere pulita l'area del breakdown sono identici. Quindi serve vincere la collisione, per prendersi un vantaggio nella battaglia che segue e magari forzare i falli degli avversari. Si vince anche tenendo il più basso possibile il numero delle punizioni concesse. Attenzione poi, perché Pollock, che ci permetterà di vedere alcune fasi dalla sua visuale con la "referee-cam" non è particolarmente brillante nell'area della mischia ordinata. E' prioritario risolvere il problema, senza mettersi nelle sue mani e nelle sue scelte.

Per finire, è una partita che può cambiare il nostro novembre, e siamo sicuri che gli azzurri giocheranno con passione, magari per dedicare il successo a Luca Morisi.

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