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17 marzo 2014

Italrugby, da dove ripartire dopo il cucchiaio di legno

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Jacquest Brunel è il ct dell'ItalRugby che ha chiuso senza vittorie il Sei Nazioni 2014 (Getty)

Se Weir avesse sbagliato il drop contro gli azzurri avremmo gli stessi pensieri? Forse no, anzi, sicuramente no. Adesso sembra tutto in discussione. A partire da Brunel che ha però il merito di aver lanciato in questo Sei Nazioni Sarto, Furno e Campagnaro

di Francesco Pierantozzi

Cosa fare adesso? E se Duncan Weir avesse sbagliato il drop contro l’Italia? Avremmo gli stessi pensieri senza il cucchiaio di legno? Forse no, anzi, sicuramente no. Adesso sembra tutto in discussione. In altri sport, meno “ovali”, Brunel l’avrebbero già cacciato, almeno a parole: classico capro espiatorio. In realtà l’unica colpa del Ct azzurro può essere quella di subire un po’ lo spogliatoio: qualche forte corrente di pensiero interna di un cambio di direzione sul numero 10. Se si sceglie Allan, allora avanti con Allan, nel bene, nel male e nel segno della carta di identità e de l futuro. Ma il materiale è quello, non può inventarsi giocatori.

Brunel ha invece il merito di aver lanciato Sarto, Furno e Campagnaro. Le statistiche dicono che McLean sia stato il più brillante. I tre “nuovi” sono stati però i migliori tra i nostri, senza dubbio. Cosa fare adesso sulla strada che porta al mondiale? Strada breve, lunga un anno mezzo, che non consente rivoluzioni o pianificazioni (quelle vanno bene per il mondiale 2023). Si può solo rafforzare, integrare il rapporto tra nazionale e franchigie, dando più potere (e presenza) a Brunel e al suo staff: l’Italia viene prima di tutto, e i giocatori fondamentali non devono fare 40 partite in un anno.

Certo siamo alla vigilia di una diaspora, con Zanni, Ghiraldini, Cittadini, Barbieri e altri pronti a seguire Parisse, Castrogiovanni e Masi all’estero, in una situazione incontrollabile da Monsieur Brunel. Chi paga, i club esteri, non può ricevere indicazioni “d’uso” dalla federazione italiana. Un bel pasticcio. Intanto per il tour di giugno, isole del sud pacifico e Giappone, un mini periodo sabbatico, alla moda All Blacks, andrebbe concesso. Proprio a Parisse, Castrogiovanni, Zanni e tanti altri, puntando su una squadra con nomi nuovi, presi, a prescindere da asterischi di crescita accademica, anche e soprattutto dall’Eccellenza che altrimenti rischia di diventare un campionato inutile, un serbatoio a perdere. Si può mettere qualche toppa, fare qualche rammendo, nulla più. In fondo se Duncan Weir avesse sbagliato il drop, ci saremmo presto dimenticati di un Sei Nazioni deludente, ma senza cucchiaio.

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