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06 maggio 2014

Ritiro Chabal, l'ultima battaglia dell'Orco francese

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Sebastien Chabal, 36 anni, ha annunciato il suo ritiro dal rugby (Foto Getty)

A 36 anni l'"Uomo delle caverne" ha annunciato l'addio all'agonismo , dopo la promozione con il Lione che vale l'ingresso nel Top 14. Meno grande della sua fama, ma più vistoso di altri: esaltato dai media, ignorato dai top club e bistrattato dai Bleus

di Francesco Pierantozzi
Chabal ha la faccia da rugby, quella che piace ai pubblicitari, quella che ti resta in mente, quella cattiva che un duro, un placcatore deve avere. Chabal è l’Orco per noi, il Caveman, l’uomo delle caverne per gli altri, Attila, Rasputin, Hannibal Lecter, l’anestesista… ha quasi più soprannomi che anni in nazionale (11), passati quasi in misura eguale tra campo e panchina, usato spesso come impact player, il giocatore che entra per fare danni a match iniziato.

Non piaceva completamente a Laporte, ct della nazionale francese fino al mondiale 2007, e nemmeno tanto al suo successore Lievremont, tanto da non essere considerato un vero titolare e da essere messo più in seconda che in terza linea, e raramente come numero 8, il suo ruolo preferito. Al centro della terza linea ha vinto con i Sale Sharks un campionato in Inghilterra. É stato meno grande della sua fama, per essere sinceri, sicuramente più vistoso di tanti altri: capelli lunghi, barba, con qualche contatto anche fuori dal campo, come la mezza rissa con Castrogiovanni, altra “faccia” da rugby, a Roma post Terzo tempo Italia-Francia nel 2009.

A 36 anni Chabal smette, dopo un  campionato in Prod2, la serie B francese per capirci, vinta con Lione. Con la nazionale francese ha chiuso nel 2011, dopo la prima storica sconfitta contro l’Italia nel Sei Nazioni a Roma, con 62 caps addosso, dal 2001, con 2 Sei Nazioni vinti, un Grand Slam 2010 e con gli All Blacks battuti 2 volte in 10 tentativi, spaventati seriamente dalla sua faccia anti haka nel quarto di finale mondiale nel 2007. Un mito esaltato dai media, poco capito dalla nazionale francese, senza la soddisfazione di aver giocato in un grande club, tipo Tolosa o lo Stade Francais di qualche anno fa. Ha cominciato col rugby da operaio, nel senso vero del termine, di chi lavora in fabbrica, per poi guadagnare più di un manager, dopo la gavetta a Bourgoin e gli anni buoni a Sale e a Parigi col Racing Metro. Forse avrebbe potuto dare di più alla nazionale, forse non è stato capito fino in fondo, ma Chabal è uno di quelli che in campo la faccia l’ha sempre messa.

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