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22 settembre 2015

RugbyTech: placcare un campione? Più facile partire per Marte

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Foto: Elena Barbini

L'ANALISI di Francia-Italia, gesto per gesto. A 32 km/h un giocatore di 90 kg sprigiona una potenza superiore a quella del decollo di un'astronave... Al via la rubrica dedicata alla tecnologia ovale, per scoprire insieme il lato tecnologico dei Mondiali inglesi  

Francia-Italia è stata una partita in cui è stata messa alla prova la capacità di sprintare, con diversi giocatori di entrambe le squadre che hanno superato il picco di velocità di 32 km/h percorrendo quindi 8,9 metri in un solo secondo. A queste velocità un tipico giocatore di rugby alto e robusto, che supera cioè il metro e ottanta e i 90 kg, produce una forza di oltre 800 chilogrammi: cercare di fermarlo non è affatto semplice considerando che questa forza sprigionata è di molto superiore, rispetto a quella che subisce un astronauta al decollo!

Samuela Vunisa
, numero 8 dell’Italia, un metro e ottantanove per 117 kg, in occasione del match contro i transalpini ha portato a termine ben 12 placcaggi sopportando quindi la pressione totale di circa 96 quintali, insomma per intenderci, provate voi a fermare con il vostro corpo la bellezza di 10 auto. Ma forza e velocità non bastano per fare la differenza: infatti è raro vedere un giocatore che sprinta verso la meta percorrendo tutto il tragitto indisturbato ed in linea retta.

Molto più comune un'azione in cui, per cercare di guadagnare in fretta terreno, occorre sì accelerare ma soprattutto cambiare repentinamente direzione per evitare avversari e placcaggi. Ed allora è l'agilità a fare la differenza. Ne è un esempio la volata del transalpino Noa Nakaitaci che, dopo aver superato, Vunisa, Venditti e Bacchin in velocità, per evitare il placcaggio di Luke McLean ha frenato bruscamente e cambiato direzione toccando un picco di decelerazione di -6m/s riuscendo a non perdere coordinazione durante la frenata ed il seguente cambio di direzione, consegnando perfettamente la palla a Guilhem Guirado fermato poi in extremis sulla riga di meta. Nel proseguo dell’azione i francesi sono poi riusciti a marcare punti con Slimani servito da uno splendido calcetto a seguire di Michalak.

Molti di noi, quando pensano ad eventi ad alta potenza, pensano ad eventi meccanici, a potenti jet se non addirittura a macchinari fantascientifici. Insomma qualcosa di ingegneristico o comunque artificiale. In realtà ci sono eventi "terrestri" molto comuni che sviluppano forze molto grandi. Uno di questi è proprio l'atto di calciare, un evento "umano" che dura un attimo ma che racchiude in quell'attimo, o meglio sprigiona, una forza pazzesca.

Basti pensare che in una trasformazione, come successo nella sfida a distanza Dan Carter contro Nicolas Sanchez di Wembley, un singolo calcio può sviluppare decine di G!. Sembra incredibile, pensando che G è la forza di gravità e che il lancio di uno shuttle ne sprigiona circa 3! A maggior ragione l'allenamento di un gesto così "breve" ma così rilevante richiede un'attenzione scrupolosa per indirizzare verso la giusta direzione tutta l’energia.

Questi dati sono stati rilevati e analizzati da Rugbymeet.com grazie all’utilizzo dei sistemi di analisi video e Gps K-Sport. Tutte le maggiori squadre internazionali riescono ad analizzare le performance dei giocatori permettendo così allo staff tecnico di lavorare in modo specifico sul singolo giocatore e di aumentarne quindi le prestazioni.

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